Il diario ritrovato di S.H.B. (Parte IX)

Io non sono propenso a scrivere diari come mia sorella Jessy. O a farmi appunti come faceva il professor Benjamin Erez. Tuttavia sento il bisogno di scrivere quel che sta capitando alla mia famiglia in quest’ultimo periodo e in particolare proprio a Jessy.
Non penso che faticherò a ricordare l’intera vicenda. Penso invece che dovrò scrivere ora per tenere in ordine le idee. Jessy si è sentita male, questa notte. L’ho sentita arrancare al bagno, probabilmente ha vomitato ed è tornata in camera. Temo per lei. Cosa mi è successo? Un tempo non me ne fregava nulla di niente e nessuno, con mia sorella ho passato rari momenti. Ma da quando ci siamo trasferiti in questa casa…
Non importa, non è di me che voglio ora ricordarmi. Ma di Jess…. Rumori……. Urla!

Dire che è iniziata la fine del mondo per la seconda volta, non è esagerare!
Mi pare passato un secolo da quando ho scritto le poche righe che precedono… E invece sono passate poche ore.
Jessy. Era stata Jessy a urlare. Prima sembrava borbottare di non aver chiuso occhio. Poi, ad un tratto, quando Marcus ha fatto per prendere il suo diario dal comodino, lei gli si è avventato contro. L’hanno fermata per tempo i suoi due assistenti, ma lei era una belva. Il suo volto era deformato, ha sputato qualcosa contro di lui in una lingua che non ho capito. Si è liberata divincolandosi, ha tirato fuori da sotto il letto un libro nero e lo ha mostrato vittoriosa, mormorando ancora qualcosa in lingua sconosciuta.
“Ricordati chi sei!”, le ha detto Marcus. Lei ha riso.
“È mia, mia, stupido stolto! Com’era diventato mio Benjamin! E come lo saresti diventato tu se solo avesti mantenuto una sola delle tue promesse di venire a trovarlo!”.
Non era la voce di Jessy. Era più adulta, melodiosa e allo stesso tempo tremenda, pregna di malvagità e sadica soddisfazione.
“Ma Benjamin non ha supportato, non era abbastanza in forze e neppure Jessy lo è: è troppo giovane e troppo logorata. Fallirai anche questa volta e questa volta non avrai tempo di nascondere i tuoi diari in attesa di una prossima vittima!”
“Jessy è perfetta! Sono resistita io, con tutta la corruzione che si è impadronita del mio corpo”
“Hirm, so che ci sei, tieni a bada la tua bestia”, le ha urlato Marcus.
Lei ha riso. “Hirm è troppo debole per sovrastarmi!”
“Ti ha sempre messo in scacco!”, le ho detto io.
“No, sapeva quali erbe usare per non farmi uscire”, mi ha risposto lei.
Jessy ha aperto il libro nero. Papà d’istinto si è buttato per impedirglielo ed è stato catapultato dall’altra parte della stanza. È perfino arrivata Cloe a chiedere cosa diavolo stesse succedendo e appena ha visto Jessy in quello stato, è inorridita e si è paralizzata sul posto.
Jessy ha approfittato del momento ed è scattata fuori dalla stanza. Ci ha lasciati spiazzati prima che il dottor Marcus non gridasse di seguirla e fermarla. Ma era rapida e agile.
I suoi passi ci hanno condotto in una sala circolare, sotto il salone, raggiungibile da un passaggio dalla cantina. E lì, Samantha, tramite Jessy, ha riaperto un varco. Era nero e viola. Jessy era sempre più provata, lo vedevo.
Non avrebbe retto ancora a lungo.
Da oltre il varco provenivano urla e risate e lei sembrava impossibile da avvicinare: c’era come una barriera a proteggerla, una barriera invisibile.
Marcus ha sovrastato la confusione crescente e i suoi assistenti scattarono, pronti, preparati: Marcus li aveva edotti su cosa fare. Il varco esercitava una forza strana. Mi sono sentito spossato, depresso e spacciato. Jessy era lì, trionfante con quell’espressione e quegli occhi non suoi.
Gli assistenti si muovevano rapidi, lontani dal varco, al perimetro della stanza con troni. Uscirono dal varco i primi individui.
Erano magri, dall’espressione feroce e famelica. Sghignazzavano arrogantemente. Uscì poi una figura mastodontica e seppi subito chi era: Aldebaran, il Necroarca.
Aveva ali nere, chiuse ma pronte a spalancarsi e neppure completamente: solo con la sua altezza e corporatura riempiva quasi del tutto la stanza. Gli occhi gialli, malvagi, ci guardavano soddisfatti e pieni di scherno. Sorreggeva un corpo alla vista minuscolo che solo dopo l’ho riconosciuto come tale, mentre prima mi era parso un fagotto d’abiti.
Jessy si è avvicinata ubbidiente e docile al demonio, accarezzando quel corpo così magro. E capii… Capii che quello era il corpo di Samantha e Hirm. Un attimo dopo, infatti, Jessy cadde a terra, priva di alcun controllo. Scattai di istinto ma il prof mi trattenne.
“Non potete uscire dai segni che i miei assistenti hanno tracciato a terra”
“Ne siete sicuro, dottore? Siete così convinto che le vostre magre conoscenze superino quelle del Necromicon?”
“Rivoglio mia sorella”, ho detto io a denti stretti. Lui mi ha riso in faccia e tutta la casa ha tremato ed è caduta dal soffitto un po’ di polvere.
“Come hai fatto a far rimanere qui questi scheletri, se la storia narrata di Benjamin è diversa?”, chiese il doc. “Come hai fatto a far arrivare qui quel tuo dannato Libro Nero?”, ha proseguito poi.
“La custode prima dell’esimio professore vostro collega, aveva malauguratamente scoperto uno specchio particolare, uno dei pochi oggetti tramandati e sfuggiti alla distruzione o custodia controllata. Samantha ha sempre avuto uno strano rapporto con gli specchi… E riuscì con pazienza a controllarla e a far aprire un minimo varco per mandare da questa parte il Libro Nero, come lo chiamate voi, essenziale per l’apertura di questo ma anche di altri, infiniti varchi per questo e altri mondi. Ma la donna è morta poco dopo aver depositato il libro dove le era stato richiesto e sua sorella prese la custodia della casa. Lei aveva una mente forte e Samantha dovette alla fine arrendersi a cercare di impossessarla. Tuttavia, nonostante le raccomandazioni della vecchia a suo nipote, quello era un tipo curioso, come tutti gli scienziati. Molto utile, davvero, peccato sia morto prima di completare il rito… Morte tra l’altro autoindotta per evitare ciò che invece con Jessy è finalmente accaduto: il nostro ritorno! Per quanto riguarda gli scheletri… Ve lo dissi prima. Questo libro apre molti varchi e questo luogo è punto d’incontro di tutti questi, che si aprono a mondi diversi. La versione di Benjamin è solo una verità. Un’altra è che in un mondo parallelo io morii e con me altri miei seguaci e qui rimase il libro e il passato si perse. Quel mondo si è fuso con il mondo che mi vide sparire oltre questo stesso varco”.
Esauriente. Sicuramente è stato esauriente e solo ora che riporto le sue parole – più o meno – caèisco forse qualcosa. E sottolineo forse.
Ad ogni modo… Fu in quel momento che Jessy si riprese ma nessuno se ne accorse. E quando fu certa di potersi rialzare, quando tutti si erano dimenticati di lei, pronunciò qualcosa nella lingua da lei prima usata.
Il Libro Nero sfuggì dalle mani di Aldebaran, senza che se ne accorgesse e andò tra le sue, mentre il varco si richiudeva. Sembravano tutti spaesati. Vidi nei suoi occhi la sua luce di determinazione unita all’alleanza con Hirm.
Prima che la potessero acchiappare pronunciò altre parole e sulla mano libera comparve una palla di fuoco che avvicinò al Libro Nero. Aldebaran urlò e scattò verso Jessy. Jessy non si ritrasse, bloccata a sua volta all’interno dei segni fatti dagli assistenti.
La palla di fuoco fece a tempo ad attaccare il libro malvagio. Aldebaran urlò, anche Samantha. Tutti presero fuoco come il libro. Il dottore ci disse di stare indietro. Samantha sovrastò Jessy. Era veramente deformata, ossuta ma stranamente forte. Jessy lottò con tutte le sue forze e le fiamme presero ad ardere anche lei. Hirm entrò in Samantha e assistemmo a una vera lotta interna. Quando il libro fu bruciato, le ceneri si dispersero e il varco si richiuse con l’effetto visivo di un pianeta che collassa su se stesso. Tutti gli altri morirono con la chiusura del varco e anche Aldebaran, aiutato dalle parole del dottor Marcus che non aveva smesso di pronunciare dal diversivo coraggioso di mia sorella. Non si respirava per via dell’odore nauseabondi e per via del fumo ma non volli andarmene.
Erano rimaste Jessy e Hirm, distese l’una accanto all’altra, stremate e arse da un fuoco esterno e interno.
Ci guardarono mentre potevamo finalmente varcare il confine precedentemente tracciato.
“Grazie Jin, grazie Marcus”, disse Hirm.
Presi la mano di Jessy. Cloe era andata già a chiamare i soccorsi, nauseata dall’intera faccenda e sconvolta.
“Scusami Jin. Stai vicino a Mimy”. Così mi ha detto.
Poi ha chiuso gli occhi e con lei Hirm.
I loro cuori hanno smesso di battere all’unisono, mano nella mano. Non sono certo di ciò che ho visto poi ma mi è parso di vedere due spiriti, di sentire la mano di Jessy in maniera eterea e di sentire di nuovo nella mia testa la sua voce sussurrarmi: “Scusami davvero, Jin. Prenditi cura di Mimy e dille che le voglio tanto bene, sempre gliene ho avuto e le vorrò”.
E poi, mano nella mano, Jessy e Hirm sono sparite. Insieme.

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