Il diario ritrovato di S.H.B. (Parte VI)

24 Jab. a.n.
Caro diario,
sono di nuova sommersa di compiti e interrogazioni e forse è un bene, così evito di stare troppo in compagnia dei miei famigliari.

5 Nas. a.c.
Caro diario,
Oggi mi sento molto meglio: è finalmente passato metà anno scolastico, si è chiuso il quadrimestre più o meno positivamente e i miei non hanno nulla di cui lamentarsi.
L’unica nota stonata è Cloe che continua a ricordarci che tra una settimana è il suo compleanno.
E a proposito di feste…

Stamani Pestilenza è tornato con un messaggio proveniente da Dankan, l’esponente dei Mezzelfi. Ed essendo io una di loro, sono invitata a partecipare alla festa dei frutti. Sembra che si terrà nel boschetto fuori dalla cittadella.
Ecco il messaggio:

“Carissimi fratelli e sorelle,
siete tutti invitati alla festa dei frutti, che si terrà il dì 15 di questo mese fuori dalla cittadella, nella radura del boschetto. Questo per riunirci, per mostrare la nostra unione e per banchettare pacificamente, tra una risata e un’altra. Chissà che per alcuni di voi non vi sia una sorpresa.
Primo dei Mezzelfi,
Dankan”

Se devo commentare, di questa festa ne farei volentieri a meno. Ma tanto vale andare a vedere: non mi costerà certo qualcosa.

Caro diario, son proprio curiosa di sapere cos’ha scritto in merito il professor Benjamin, visto che per la prima volta (sono andata a rileggermi qualche pagina precedente per conferma), S.H.B. parla di sé come una mezzelfa…

Samantha – o Hirm – cita per la prima volta la sua razza. Mezzelfa. Metà elfa: anche se non viene menzionata la razza, sicuramente esistevano membri appartenenti ad essa. A farci caso, anche la descrizione di Inuith la Discernitrice è strana: mingherlina, magra, occhi viola, pelle nera, capelli bianchi. Nelle leggende di questi luoghi tali creature sono conosciute come drow. Vence, invece, viene descritto con la corporatura di un mannaro ed è forse per questo motivo che l’emendamento di Catergim richiama alla caccia specialmente i Figli della Luna, ovvero i mannari. Tali creature si trasformano in lupi, orsi, tigri o puma a seconda dell’anzianità con ogni luna piena. Sono selvaggi e istintivi ma difficilmente li si distingue, comunque, dagli esseri umani: appaiono come esseri umani particolarmente palestrati. Sono i nemici di sempre dei vampiri. E credo di non sbagliare dicendo che la sacerdotessa Lorelain, della Stirpe di Morn, citata nel diario durante la benedizioni delle armi della Legione Oscura, fosse un’appartenente di quella razza: Samantha descrive infatti che Lorelain e Vence sembravano in estasi per qualcosa che solo loro percepivano più degli altri, ma quando incrociavano gli sguardi c’era sfida e ribrezzo.
Infine, ho ragione di credere che Nessa, Cristopher e successivamente Ayram (per concessione divina?) fossero qualcosa di demoniaco. Bestiale, li definisce lei.
Scriverò a Marcus e sentirò cosa ne pensa.

Subito dopo c’è la lettera di Marcus. Adoro il professore! Così preciso e ordinato.

Benjamin! Questa vostra lettera non avrebbe potuto esaltarmi di più!

(mi sa che era proprio ciò che temeva il prof…)

Se i vostri ragionamenti son corretti – e ho come l’impressione che lo siano perché non vi possono essere altre spiegazioni – il nostro mondo ha visto una rivoluzione stratosferica causata da qualcosa che noi ancora non sappiamo ma che son certo che il diario ritrovato della vostra S.H.B., ne rinchiuda se non conpletamente, almeno in parte il segreto.
Mezzelfi, elfi, vampiri… Le fantasie dei nostri bambini, ma anche le nostre, le leggende degli anziani non si allontanano dalla verità nascosta del passato del nostro mondo! Oh, Benjamin! E oltre quelle razze, c’è cenno ad altre? Sicuramente sì ma dovrete ancora arrivarci! Secondo Voi, tali creature hanno lasciato eredi? Forse no, forse no… Tutto è andato distrutto, la conoscenza in primis. Però noi ci siamo, quindi basta cercare nella maniera giusta le tracce.
Tenetemi informato, Benjamin. Tenterò di portare avanti delle ricerche su questo campo. Spero di poter raggiungervi presto, ma a quanto pare ogni qualvolta ne ho l’intenzione, mi accade un imprevisto o un impegno inderogabile! Non sarete mica voi vero?
Con entusiasmo e infinita curiosità attendo nuove!
Marcus.

6 Nas. a.c.
Caro diario,
Finalmente un week end decente: si va a sciare! Cloe ha passato gli esami e non ci son stati “Mi” o “Mo” o “Ma” che hanno tenuto: tutti in montagna! Effettivamente potevano lasciarla a casa, ma sono dettagli…

15 Nas. a.c.
Mi piaceva l’idea di riportare la festa dei frutti lo stesso giorno in cui era stata organizzata. Non credo l’avessero fatta in pieno inverno ma aveva citato il 15 e così… Va be’, precisazioni mie. C’è da dire, inoltre, che non scriveva tutte le volte, tutti i giorni a quanto ho compreso. Certo, se avesse scritto le date, sarebbe stato anche meglio e sicuramente utile per il professor Benjamin che di tanto in tanto appunta su un angolo del diario la sua ipotesi di tempo…
Ma basta chiacchiere inutili: ecco il resoconto della festa.

Son andata alla festicciola indetta da Dankan. A quanto pare è il Signore della Cittadella. Interessante. Catergim è il Signore della Torre Nera ed è a capo dei Figli della Luna. Dankan è il Primo dei Mezzelfi ed è a capo della Cittadella (e chi lo ha eletto primo tra i mezzelfi?). Mi chiedo chi sia a comando delle Terre di Confine e delle Isole del Drago. Va be’. Ad ogni modo c’era qualche guardiano della cittadella, un paio di raminghi mezzelfici e Dankan stesso. Nella radura era stata imbandita una lunga tavolata con sopra ogni sorta di frutto selvatico o da albero: mele, pere, fragole, ciliegie, lamponi, more, mirtilli…
La sorpresa è stata che Dankan ha avvicinato alcuni di noi, io tra essi, e ha chiesto quali fossero le nostre attività. Quando ha sentito che ero Iniziata a Morn, l’ho visto rabbrividire ma non ha osato dir nulla se non:
“Fratelli e sorelle. Accogliamo nel nostro gruppo la prima Oscura della famiglia dopo tanto e tanto tempo”.
Solo poi mi ha spiegato che con tale carica i confratelli mi sanno distinguere dalla carica di semplice ramingo per esempio e dall’alboreo e sanno donarmi il giusto rispetto.
Mi ha quindi pitturato una ciocca dei capelli di rosso, raccomandandomi di farlo ogni qual volta mi si togliesse.
Contento lui…

A quanto pare è andata là poco entusiasta e ne è uscita poco entusiasta allo stesso tempo, visto che si è limitata a una descrizione non troppo dettagliata del tutto…

17 Nas. a.c.
Caro diario,
oggi ero davanti alla vetrina di una libreria quando… Be’ è stato un attimo, a dire il vero. Al posto della libreria ho visto la bottega di un fabbro. Sono entrata. C’era un po’ di gente ma mi son messa a cercare un po’ in giro. La commessa mi chiese se poteva far qualcosa per me e così approfittai per chiedere se per caso sapeva cosa sorgeva prima della libreria. Ma non ha saputo rispondermi. Ho cercato così qualche libro che potesse interessarmi: sai, devo portarne almeno un paio all’esame di fine anno e per quanto reputi i libri di Samantha, il suo diario, gli appunti e la corrispondenza con Marcus di Benjamin la lettura più interessante che mi sia mai capitata, non posso certo presentarla. Non dopo che è stata la causa di una sospensione di tre giorni dalle lezioni e altrettanti problemi in casa… Sì, mi sospesero, ho preferito ommettertelo: mi dava già fastidio il fatto che l’avessero fatto perché IO mi ero ripresa qualcosa di MIA proprietà… Figurati il fatto della sospensione!
Comunque stavo per prendere un libro che mi pareva di sopportabile lettura quando vidi uno sbrilluccichio in un angolo. Ho comprato “Ametista”. Il libro sembra parlare dei riti di un tempo, analizzati con le informazioni pervenuteci e con confronti dei riti attuali. Non chiedermi il perché potrebbe interessarmi un tale saggio ma ho come sentito un richiamo (o era una spinta?). Il titolo sembra apparentemente non centrare nulla con l’argomento. Ma questa volta ho letto la prefazione – cosa che non faccio nessuno – che spiega il motivo di tale scelta.
L’ametista è una pietra ma nelle leggende assume diversi significati e pare addirittura l’unione di tre parole in una lingua ormai svanita. E sai un’altra cosa stran che ho scoperto?
Innanzi tutto lo sbrilluccichio era causato dalla copertina, sulla quale è rappresentata una stella a otto punte. Dev’essere stata quella che mi ha attratto poiché è una delle armi che ho rinvenuto, mesi or sono, in soffitta, nel baule. E cosa ancor più straordinaria… Sai chi sono gli autori? Un certo Marcus Acroy e Benjamin Erez! Alla fine devono essere riusciti a trarne qualcosa! Ti fotocopierò le parti più interessanti.
Ah, ho visto che c’è una seconda premessa… Di Marcus…

Il professor Benjamin Erez, stimato e saggio collega, mi ha più volte raccomandato di stare alla larga, di non spingermi troppo in là con la ricerca. Nessuno vuol credere a quel che accadde quella sera e per il quale motivo il professore è morto, rimanendo vittima. Se fossi stato più furbo, non avrei acconsentito alla pubblicazione di questo trattato, che verrà giudicato dai più come una lettura interessante ma priva di fondamento, in quanto non ci sono prove scritte in merito alla distruzione totale della civiltà che ci ha preceduti. Non è esatto. E aggiungo: purtroppo. Se tale scritto è stato possibile redarlo e se è stato possibile il confronto, seppur minimo, data la mancanza di prove di controparte, tra i diversi riti della civiltà perduta, quelli delle leggende e i nostri, è proprio grazie a una testimonianza scritta. Di essa non so più se rendermi fiero o maledirmi come ha maledetto il destino del mio sfortunato amico. Ritengo giusto che il suo nome accompagni il mio in questo libro, perché se non fosse stato per lui, nulla avrei potuto fare o a nulla avrei potuto interessarmi con così tanta maniacalità. Sol mi rimpiange che tutto il materiale originale non sia stato pervenuto a me in seguito alla morte dell’esimo collega: seppur testimonianza preziosa, avrei subito agito per una sua conseguente distruzione. Per il bene mio e di altre eventuali sventurate persone.

Ma che accidenti ha questo diario di così tremendo? Essere causa di morte… Insomma, non siamo ridicoli!

20 Nas. a.c.
Oggi in una nuova creatura si è risvegliato il seme di Morn. Ella è di razza pura. Un’elfa… Dayaneera è il suo nome. E non so perché ma sento che me l’affibbieranno.
Ha occhi di ghiaccio, una freddezza in tutto da far invidia a un vampiro!
Qui posso dirlo: sarà anche la prossima Serva di Morn ma ha un modo così superiore di fare… Senza contare il fatto che è un’elfa. Un’elfa! Solo per questo…

A Samantha non piacevano gli elfi, eh?

Descrive Dayaneera con passi striminziti ma colmi di odio viscerale dato dalla sua stessa razza. Il fatto che lei sia mezz’elfa, implica l’unione di due razze, come già dissi: l’umana e l’elfica. Ma, anche se improbabile, tra un elfo e un drow. In entrambi i casi l’insofferenza è comprensibile, in quanto il sangue mezzelfico non è puro quindi è sporco e per questo disprezzato e vittima di insulti, umiliazioni e simili.

21 Nas. a.c.
Caro diario,
sto proseguendo con le letture sia del libro che del diario e gli appunti. Son però dovuta andare a rintanarmi in soffitta, non solo per leggere indisturbata, ma anche perché questa pagina è interessante ed è stata analizzata da Marcus e Benjamin molto accuratamente.
Inuith qui ha costretto Saman… Meglio, ha costretto Hirm ad affrontare le sue paure e a guardare dentro lo specchio d’acqua. Ma descrive meglio Hirm tutto quanto, anche se non mancano i dettagli pesanti. Subito sotto, stralci dal libro dei professori al riguardo.

Oggi Inuith mi ha chiesto una prova che pensavo di non superare mai.
Venne da me con una brocca d’acqua e una bacinella non troppo grande. A dire il vero non era più grande di una ciotola. La mise nelle mie mani e disse:
“È tempo, Hirm, di vedere se il tuo cammino è giusto che continui o meno. È tempo, Hirm, che dimostri di essere pronta ad accogliere il Sommo in te come unica fonte di energia da cui bere”.
Versò quindi l’acqua che c’era nella brocca nella bacinella.
“Questo è lo specchio d’acqua, Hirm. E se sei veramente tra quelle designate, vedrai un possibile futuro e ben presto sarà un tuo alleato e compagno di visioni ogni giornp, da cui trarre i punti a vantaggio per la Stirpe”
“Che devo fare?”
“Sporgerti e guardare dentro”.
Non poteva chiedermi cosa peggiore. Sbiancai all’istante e porsi indietro la bacinella.
“Allora non sarò mai pronta”
“Non dire sciocchezze!”, mi rimproverò lei.
“Se mi specchio, se solo oso guardare la mia figura in una ualsiasi forma riflettente, Lei si sveglierà, prenderà il mio corpo ed io non potrò più…”
“Lei chi?”
“Samantha! Non sottoponetemi a tale prova, so già che fallirò”
“Ti ordino di guardare dentro lo specchio d’acqua, Hirm”, tagliò corto lei. “Se non affrontate le vostre paure non saprete mai se le vostre supposizioni sono esatte o meno. Guarda dentro, ora”.
Riluttante e con il cuore in gola, abbassai il capo sulla bacinella che sostenevo, ma chiusi gli occhi.
“Stai attenta a non perderti. Oggi, ti guiderò io e dovrai stare bene attenta a non perdere la mia voce. Poi, dovrai cavartela da sola”, mi disse esponendosi anche lei, con me, sopra la bacinella.
Mi feci forza ed aprii gli occhi.
All’inizio non vidi niente, poi il mio riflesso si fece man mano più nitido. Osservai i miei lineamenti, che da tempo avevo smesso di cercare per timore di veder Samantha prendere il controllo.
Mi vidi più magra di quanto già non fossi, il volto pallido, con il solito alone grigio chiaro a farmi da mascherina agli occhi. Vidi i miei capelli biondi e mossi ricadere come ciocche in avanti e contornare il viso, vidi la mia veste arancione e poi quella rossa di Inuith, i suoi occhi, i suoi capelli argentei… Mi spinsi a ricercare il centro della bacinella e a scacciare via ogni pensiero, per trovare la concentrazione. Mi risultava difficile, sempre più difficile. Sentivo la voce di Inuith che mi incitava sottovoce a liberare la mente e ad osservare dentro la bacinella.
Vedevo il fondo, l’acqua perfettamente immobile. Il cuore sembrava impazzito. Poi, vidi un guizzo. Lo ricercai e lo vtrovai. I miei occhi… Erano più blu, l’alone si stava scurendo… No, no!
Mi opposi e cercai di tornare a concentrarmi ma più tentavo e più sentivo che avevo da sconfiggere prima Samantha. Me stessa.
Inuith percepì la mia lotta interna perché anche lei stava guardando nella bacinella e deve aver notato il mio cambio d’aspetto e quel ghigno orribile che era apparso all’improvviso.
Guardai ancora il mio aspetto. Completamente trasformato. E lo vedevo leggermente sfocato, come da sotto il pelo dell’acqua. Ecco, mi dissi, lo sapevo.
Ma Samantha era già riuscita a cacciarmi in un angolo della mente e già era entrata in sintonia con quell’oggetto.
Sentivo i suoi pensieri nitidi, la voce di Inuith ovattata.
Ma poi… Ma poi ogni cosa fu nitida, come se io fossi dentro la visione stessa che stava scorgendo Samantha.
Man mano che indagava, la visione si faceva più nitida.
“Cosa vedi?”, sentii la voce di Inuith.
“Vedo la cittadella bruciare”, risposi attraverso Samantha. “Provano paura, dolore, rabbia e odio verso Morn. Sperano così che tutti noi ed Egli siamo maledetti per sempre. Errano, poiché il loro odio ci rafforza”
“Cos’altro?”
“La gente brucia, viene arsa viva su pire di fuoco. Uomini, vecchi, donne e bambini. Nessuno scampa all’Assoluzione. Molti giacciono al suolo, periti durante lo scontro, molti sono coloro senza testa, senza arti. Ogni cosa è in fiamma e tutti urlano. C’è molta confusione, ma le fila di Morn avanzano compatte, a ranghi serrati, accanto alla Stirpe. C’è una donna che chiede pietà. Ora non esiste pietà. Esiste solo assoluzione”
“Quali altre forze?”
“Mori contrasta, Caravan contrasta ma debole è la loro resistenza. Vi è una nube scura che avanza dal nord-ovest della cittadella, quasi ci affianca. Il tramonto di ogni cosa non è lontano”
“Segui la mia voce, ora…”
Ma sentivo Samantha incantata a tutto quel che stava vedendo. Si fermò sul gesto violento contro un moribondo, sull’infierire su di un cadavere, sul violentare una donna, sul dare fuoco a…
“Hirm!”.
Il richiamo di Inuith era così lontano. Non era effettivamente male ciò che vedevamo…
“HIRM!”.
Capii che Samantha però, ci avrebbe trascinate entrambe nell’oblio della visione. Non so come riuscii ma mi imposi e ripresi il controllo del mio corpo. Il mio fu un gesto automatico: scaraventai via la bacinella e poi mi misi il viso tra le mani. Il brusco risveglio dalla visione è stato un po’ traumatico, infatti.
Sentivo il mio corpo spossato, pervaso da brividi continui, sentivo il freddo impossessarsi di me mentre il volto sembrava ancora bruciare, come se fosse stato in mezzo a quell’inferno di fiamme. Sntivo le voci, le urla e le risate sguaiate rimbombarmi nelle orecchie.
“Non devi mai farti prendere troppo dalle visioni, ricorda”
“Potevo rimanerci, vero?”
“Se non ti fossi risvegliata, sì. Devi controllarti”
“Controllarla, semmai. Samantha era così presa…”
“Già. Lei è stata veloce ad entrare in sintonia con lo specchio d’acqua. Ma anche per questo, non è riuscita ad uscirne. Se dipendessi da lei, saresti ora persa in essa, il tuo corpo qui sarebbe in coma e sarebbe morto presto. Le visioni risucchiano gran parte delle energie. Ma tu, tu Hirm hai salvato entrambe. Per questo preferisco te a lei, a Samantha”.
Non riuscivo a credere alle mie orecchie. Sentii un odio viscerale salirmi ma lo ignorai: sapevo che era la rabbia di Samantha che considerava tutto questo veramente ingiusto. Io, invecesentivo solo soddisfazione. Nulla a che vedere con la sorpresa che seguì.
“Per questo sei pronta”, continuò Inuith, mostrandomi ora un nuovo pacco di vestiti. Era verde scuro. “Ad essere Sacerdotessa del Verbo di Morn. Inizia ora il tuo cammino con gli occhi di Morn e con la voce sua nelle orecchie, sempre. Seguila, come hai seguito prima la mia e vedrai che mai ti perderai”.
Vorrei poter sapere dov’è Vence per raccontargli ogni cosa…
Da oggi, niente più orribile veste arancio: da oggi sono Sacerdotessa di Morn. Chissà, un giorno forse indosserò la veste rossa di Inuith…
Ah, comunque, Inuith mi ha consegnato, oltre alla veste, un anello con sopra raffigurata la testa di Morn in miniatura (“Per mostrare a tutti che sei una Sacerdotessa di Morn”, mi ha spiegato), un pugnale dal manico d’argento e con nell’elsa un rubino incastornato (“Questo è il pugnale sacrificale: per ferirti quando dovrai benedire le armi o far risorgere i morti nel suo Nome, per sacrificare animali o infedeli al Sommo e anche per difesa personale, in caso”), delle candele (“Accendine una quando senti di essere in pericolo e i tuoi nemici si troveranno nel buio più spesso, mentre tu potrai vedere come se la candela t’illuminasse il cammino e potrai così fuggire”), quindi un libro (“Il grimorio delle formule e delle preghiere. Come conosci i dogmi, dovrai sapere anche questo”), e infine un bastone. Ha la testa di Morn ed è lungo e di legno duro, intagliato nel manico.
“Questo è il bastone che ancor più ti contraddistingue come sua Sacerdotessa. Impara ad usarlo come arma di difesa e di attacco, poiché può far più male di una spada. Unisci il grimorio all’abilità del bastone e capirai che, in fondo, la Legione Oscura esiste solo come esercito delle Terre Esterne, poiché noi della Stirpe sapremmo già cavarcela da soli”.
L’idea di combattere con sequenze d’incanti unito all’utilizzo del bastone mi eccita e mi entusiasma. Ora son troppo stanca, ma da domani, i momenti di preghiera li dedicherò allo studio del grimorio e agli allenamenti.

Caro diario, ho tirato fuori gli oggetti citati. Ci sono tutti. Li avevo già appuntati in elenco prima di trovare il diario. E ora comprendo la bacinella: è lo specchio… Lo specchio d’acqua. Prima delle note dal libro, ti riporto gli appunti di Benjamin.

La bacinella è lo specchio d’acqua usato da Samantha Hirm. So già che Marcus mi chiederebbe di utilizzarla solo per poter vedere se anche noi possiamo scorgere qualcosa. Ma non lo farò. Perché potrebbe essere un oggetto innocuo quanto pericoloso, come ho dedotto dalle pagine di diario di Hirm. Quindi resisterò alla tentazione.

Io invece no!

Ho preso la bottiglietta d’acqua che mi ero portata su per evitare di scendere in caso mi fosse venuta sete.
… Ho versato dentro la bacinella… Poco più di un sorso…
Ora guardo…
Vedo… Me riflessa… E… …

Samantha. Era lì che mi guardava. Vuol dire che è in me? Appena l’ho riconosciuta ho distolto lo sguardo, ho preso la bacinella e ho buttato via la poca acqua usata fuori dal lucernario.
Maledizione a me e alla mia curiosità.
Le note dei due scienziati te le riporto domani, diario. Ora voglio solo correre fuori che qui mi sento sopprimere…

I riti di iniziazione svolti da parte della setta adoratrice di Morn prevedevano diverse prove a seconda della veste che l’iniziato andava a indossare. Per meglio spiegare, bisogna innanzi tutto dire che all’interno della stirpe di Morn c’erano due scuole. La prima era la scuola del verbo, la seconda era la scuola del pugno. Ciò contraddistingueva le funzioni che compivano i diversi sacerdoti. Le uniche vesti che non richiedevano una distinzione erano la veste grigia del servo, aspirante all’ordine che doveva compiere tutte le mansioni di pulizia e mantenimento dell’ordine del tempio – dal far sì che le candele mai si spegnessero, alla pulizia dell’altare, del pavimento, delle statue che rappresentavano Morn, al ripulire un cadavere prima della resurgo -, la veste arancio, che indicava gli iniziati al culto che affiancavano i servi ma erano più elevati, venivano messi alla prova, assistevano e aiutavano durante le resurgo e apprendevano le future arti – soprattutto tramite lo studio dei dogmi, allenamento costante e la preghiera – e quindi le figure dell’erede e della figlia di Morn. Il primo era un gradino più sotto alla guida spirituale della setta, indossava un abito viola chiaro e aveva in sé entrambe le scuole. Prendeva lui il posto in caso di mancanza della Figlia di Morn. Dai dati pervenutici, non vi sono mai state figure maschili alla guida della Stirpe, così come la figura dell’Erede Oscuro non è mai stata rivestita da una donna. Inoltre, la Figlia di Morn è sempre stata demoniaca – sempre e secondo le fonti in nostro possesso – e così vale per l’Erede. Non importa se prima della forma definitiva la – o il – demone fossero di altra razza.
I compiti di resurgo e di diffusione del verbo erano principalmente svolti dalle figure dei sacerdoti, i quali indossavano la veste verde chiaro per il sacerdote normale – l’iniziato appena elevato – e verde scuro per il sacerdote più esperto, custode anche dei dogmi. La figura del discernatore – secondo le informazioni pervenute, sempre femminile quindi discernitrice – era invece un gradino sotto l’erede oscuro. Massima rappresentanza della scuola del verbo, si occupava di seguire sopratutto i nuovi iniziati, di prepararli al loro cammino, che fosse verbo o che fosse pugno. Questa figura sapeva anche leggere attraverso lo specchio d’acqua, oggetto che verrà spiegato in breve, e altre forme legate alle erbe e agli ossi. Il discernatore era a piena conoscenza di tutti i metodi di tortura legati alle illusioni o anche fisici.
Sulla scuola del verbo conosciamo poco. Sappiamo solo che si contraddistinguevano per le loro vesti azzurre e blu: azzurre per gli iniziati che avevano appena incominciato il proprio cammino per la strada del verbo, blu per gli esperti.
Non ci sono pervenute purtroppo informazioni riguardanti una figura di pari livello alla figura del discernitore, per quanto è quasi certa la sua esistenza.
Anche riguardo i riti si suppone che i passaggi e i riti stessi fossero diversi. Questo in quanto la testimonianza da cui abbiamo tratto ciò parlava in merito alla scuola del verbo. Per passare a sacerdote dalla veste verde, l’iniziato doveva avere una visione tramite lo specchio d’acqua. Esso consisteva in una bacinella abbastanza ampia dentro la quale veniva versata l’acqua da una brocca. Quindi, si passava ad osservarne l’interno.
Se l’iniziato non era pronto, non avrebbe visto nulla. Se l’iniziato era pronto ma non completo, rischiava di perdersi nella visione che invece aveva. Infatti, secondo la testimonianza, la visione era così nitida da viverla in prima persona e quindi rischiare di non riuscire ad uscirne.
[…]
Entrare nella Setta nominata Stirpe di Morn, non contemplava anche l’uscita in maniera serena. Se chi entrava doveva passare le pene dell’inferno, uscire era come porre fine alla propria esistenza.

Caro diario,
ho voluto riportarti queste pagine dal libro. La prima parla di quanto ti avevo sopra riportato (perdona la mia scrittura ma sono uscita a sfogarmi e ora ho il fiatone) e la seconda è riguardo il diario, ciò che segue. Ma te lo riporto domani, scusami, ora proprio non sto bene e mi viene da vomitare.

22 Nas. a.c.
Caro diario,
eccoti a cosa alludono nel libro i due esimi…

È passato un po’ di tempo dall’ultima volta che ho scritto. Questo perché essere una sacerdotessa di Morn implica molte energie e tempo. Minimo una o due volte al giorno, le prime volte, Inuith mi faceva guardare nello specchio d’acqua e ogni volta dovevo combattere contreo di Lei. Ora sono molto più forte, riesco a non farle prendere il controllo, anche se gli specchi normali sono ancora una maledizione, per me.
Di resurgo non ho ancora avuto modo di farne e sinceramente, meglio così.
Oggi, comunque, è accaduto qualcosa che mai mi sarei aspettata: oggi Inuith non era nella sua cella. Ma cosa ancor più incredibile: tutti i suoi oggetti e la veste sì! Lei, invece, è sparita. I suoi sonagli ai piedi non rieccheggiano né nel tempio, né nei dintorni e poco fa i ruggiti e i ringhi della Figlia di Morn confermano quanto temevamo tutti: Inuith ha abbandonato la Stirpe.
La caccia partirà presto, me la aspetto. Lasciare la Stirpe significa tradire. Tradire significa morire.

La sua fuga è durata qualche giorno. Del suo corpo rimane poco o niente. I motivi li sconosco. E ciò mi dà ancora più fastidio: mi sono sentita abbandonata. E non ha offerto un valido motivo per giustificare il suo gesto. Andrà a Morn, comunque? A questa domanda non so rispondere.

26 Nas. a.c.
Caro diario,
oggi ho fotocopiato altre pagine del diario che metterò nei prossimi giorni perché questo è un periodo critico per me, per via della scuola. Il fatto è che oggi, fotocopiando, ho finito il diario. Il diario di S.H.B.. Ora, non so se effettivamente ci sia tutto ma mi lascia alquanto perplessa. Inoltre c’è un problema: Jin. Mi ha fregato gli appunti di Benjamin in mancanza del diario e ciò mi ha fatto letteralmente uscire dai gangheri. Sono confinata in camera mia, la soffitta mi è preclusa e lassù ho lasciato i libri e tutto il resto: mamma, infatti, ha collegato la mia reazione esagerata a un’altra mia scenata senza motivo, come fossi stata preda di un raptus. E Mimy è tornata a rintanarsi da Jin e questa notte dormirà con mamma, visto che papà tornerà solo tra un paio di giorni.

30 Nas. a.c.
Evviva il fine settimana! Ma tanto sono piena di compiti, comunque. I prof hanno cominciato a far pressione affinché ci impegnamo in vista dell’esame alla fine dell’anno. Odio quando mettono fretta.
Per di più ieri ho rischiato di ripetere la scena che mi costò cara qualche tempo fa. Marvin, dell’altra sezione, mi aveva già addocchiata da tempo come preda da prendere in giro. Ero riuscita bene o male a tenerlo a distanza, ma ieri è andato all’attacco. Era in cerca di rissa. Il problema è… Che sentivo in me montare qualcosa, come una forza. Non ricordo cosa mi sia successo, perché mi sono trovata in infermeria. Ma nel letto accanto, c’era anche lui, visibilmente scosso.
Appena mi ha visto, ha urlato e l’infermiere ha impiegato parecchio a tenerlo calmo.
“È un demonio!”, continuava a urlare e a dimenarsi, indicandomi. “Ho visto la morte!”, ripeteva balbettando.
Io non capivo e l’infermiere mi ha guardata e mi ha chiesto: “Dormi la notte?”
“Sì”
“Hai incubi?”
“Ogni tanto”
“Ti senti bene?”
“Abbastanza, forse un po’ esausta”. Non capivo il senso di tutte quelle domande.
“Cosa gli hai fatto?”, mi chiese ancora, indicando Marvin.
“Mi ha guardato!”, ha risposto lui con voce isterica. “E ho sentito dentro di me un malore enorme; la tristezza, la malinconia e un senso di morte mi hanno pervaso! È una strega!”.
Quando chiesi di andare in bagno, l’infermiere mi guardò sospettoso ma accordò, temendo che potessi vomitargli addosso.
Una volta in bagno, mi sono guardata allo specchio. Avevo la pelle grigiastra, gli occhi un po’ incavati, circondati da un alone scuro e l’espressione carica di un odio non mio. Guardai meglio e riconobbi Samantha in me, oltre il mio riflesso. Ma alcuni suoi caratteri fisiologici combaciavano con la mia immagine. E ciò mi fece paura e allo stesso tempo mi eccitò. Cosa avevo fatto a Marvin?
Ho approfittato dei dieci minuti in cui la casa è stata deserta (erano tutti fuori, compreso Yri), per sgattaiolare fuori dalla mia “cella” e recuperare i libri dei professori Benjamin e Marcus e qualche libro che credo appartenesse a Samantha Hirm.
Li ho sfogliati ma ho trovato solo su uno dei libri vecchissimi di lei…
Si chiama “Condizionamento del soggetto” o una cosa simile. A quanto ho capito, basta che si mantenga la concentrazione sulla vittima insieme al contatto visivo che non deve subire interruzioni né interferenze. Il soggetto preso come vittima prova così sensi di malessere e disagio che, in caso di grandi livelli di influenza, potrebbero portarlo ad azioni autolesionistiche. Insomma, lo avevo assoggettato. O meglio, LEI lo aveva assoggettato tramite me.

2 Caig. a.c.
Jin non sa proprio niente sulle tecniche di come nascondere gli oggetti in modo che non vengano ritrovati. E per mia fortuna!
Ho recuperato proprio dieci minuti fa gli appunti del prof. Se ne accorgerà. Ma io, a differenza sua, so come nascondere le cose!

3 Caig. a.c.
Come presumevo, caro diario, ieri sul tardi Jin è venuto furente a chiedermi – o meglioa ordinarmi! – di ridargli quanto gli avevo preso. Abbiamo litigato e Cloe è venuta a ricordarci che in questa casa non ci siamo solo io e lui e che Mimy si era addormentata da poco. Dicendo ciò ha anticipato la medesima ramanzina della mamma. Jin ha insistito con lei affinché mi costringesse a restituirgli quanto avevo sottratto ma la mamma ha solo sibilato un:
“Filate a letto entrambi e smettetela di fregarvi le cose e litigare poi come bambini! Neppure Mimy fa di queste cose! Anzi, vi sta pure alla larga”.
Maledetto sia quel giorno che decidemmo di venire a vivere qui!

Le visioni che avevo visto mesi fa, quando Inuith mi mise alla prova per darmi la veste verde, si stanno avverando. In questi giorni la Legione Oscura e la Stirpe di Morn, assieme alla Setta delle Tre Lune, si sono mosse per marciare sulla Cittadella e su Berindor. Accanto a noi abbiamo il Clan della Notte e la Frattellanza della Luna. Contro di noi c’è il Cerchio della Luce di Mori, i Protettori di Caravan e non ricordo chi altri.
Io, assieme a qualche servo, sono rimasta al Tempio di Morn. Perché? La mia salute ultimamente va e viene. Sto chiedendo troppo al mio corpo e devo riguardarmi.

6 Craig. a.c.
Caro diario…
Qui seguono gli ultimi due avvenimenti del diario…
E cosa ancora più strana, perfino gli appunti di Benjamin terminano con l’analisi. Lo so perché ci ho dato una letta, ma ancora non ho letto tutto nel dettaglio.
Ma temo che dovrò rimandare. Sento Jin tornare in agguato!
Metto solo di S.

Altra missiva. Da troppo tempo trascuro il diario. Forse perché la mia vita da sacerdote mi porta non solo ad accudirmi di altri affari, ma anche la scrittura di un diario è superflua. Mi son resa conto di non aver mai riportato neppure una data. Sarebbe anche inutile iniziare adesso.
Ad ogni modo, Pestilenza oggi è tornato con un messaggio, o per lo meno, un invito da parte del nuovo capo dei mezzelfi, un tale Dohor.
Ancora non so chi caspita li nomina sti Primi mezzelfi, se mai ho votato!

Taure Ammelma, Oscuro Mezzelfo,
Fratello o sorella che alle Tenebre avete votato fedeltà.
Nella nostra grande famiglia, che include chiunque sia di razza mediana, né elfo né umano né drow ma mezzo per ciascuno, non c’è spazio per astii durante i nostri incontri.
Ed io, Dohor, Primo tra i Mezzelfi, ho ricevuto richiesta strana di cui vorrei rendere partecipi tutti:
Un incontro avrà luogo, tra sette giorni, al limitare del bosco, dalle parti dello strapiombo. Ci incontreremo là per giungere assieme alla radura.
Venite armati, è un consiglio del misterioso mittente che mi ha scritto.
Con la speranza di vedervi uniti e numerosi, vi attendo al dì dell’incontro.
Dohor

Sicuramente un altro politicante della Cittadella…

Mi ero sbagliata. Non della Cittadella, bensì di Berendor. Tanto non cambia.
Devo ricordarmi, la prossima volta di dare buca…
Sono arrivata là munita degli oggetti della Stirpe – candele, bastone, pugnale, anello – in più a poche delle armi che usavo quand’ero ladra.
Ci siamo incontrati in una decina forse e ci siamo divisi per gruppi, in quanto vi erano tre diverse vie da percorrere per giungere a destinazione.
Non so come sia andata agli altri ma il mio gruppo – che, tra l’altro, includeva perfino il Primo – si è ritrovato a combattere contro lame volanti e rapide come frecce, fango e liane.
Siamo giunti alla radura sporchi e feriti e su di un masso c’erano due buffoni che si presentarono come due Joker.
Alché, all’udire delle loro parole per me prive di senso e significato, mi sono letteralmente scocciata e me ne sono andata via. Ho impiegato diverse ore e stringimenti di denti per giungere alla casa della salute.
Ho atteso ben cinque giorni prima di poter andarmene. Ora ho delle nuove cicatrici alle mani e alla schiena.

Aveva proprio voglia di scrivere, eh?

Ho fallito. Abbiamo fallito. La guerra imperversa a singhiozzo, richiedono corpi e sacrifici. Ma sento sempre meno la voce in me di Morn, s nto sempre più la stanchezza. Non ho altre motivazioni, nulla mi tiene in vita. Sento che non ci sarò quel giorno durante il quale Morn trionferà sul mondo.
La mia Fede non è mai stata salda, evidentemente. O non abbastanza. Ho bisogno di tornare a rubare, rapinare, minacciare, essere assoldata per i lavori sporchi. Troppo sangue ho donato e ogni giorno è sempre più dura. Dovrei sentirmi come una mezzelfa giovane e invece sento in me come più di mille anni.

10 Craig. a.c.
Caro diario,
qui segue un’ultima pagina di S.H.B. e la bozza della lettera che mandò ad Ayram, Figlia di Morn e Guida della Stirpe. Dopo di che, ci sono fogli ma sono bianchi: nessuno li ha profanati…

Ho restituito ogni cosa appartenente alla Stirpe, ho ripreso i miei stracci d’abito e ho lasciato la Casa di Morn.
So cosa mi attende: Ayram darà l’ordine che mi si dia la caccia e come morì Inuith, morirò anch’io. O forse riuscirò a salvarmi. Non lo so. Sento in me la furia e l’impetuosità di S., che non vuole, che si ribella alla mia scelta.
SuIcIdIo. PaZzIa!
Cos’altro potevo fare? Un peso morto non è di alcuna utilità.
Se Tu Mi AvEsSi LaScIaTa LiBeRa…
Non avresti fatto nulla, Samantha. Abbiamo fallito.
Tu HaI fAlLiTo!
Entrambe. Mi assumerò le responsabilità di questa mia scelta. Qualsiasi esse siano.

A’Arie Era Vortha, Figlia di Morn.
Chi l’avrebbe mai detto, quel giorno, chiuse una nella cella affianco all’altra, che un giorno l’una sarebbe divenuta Figlia di Morn e l’altra sarebbe rimasta solo una sacerdotessa. È in momenti come questo, di riflessioneche dovrei dire: era ed è il volere di Morn.
Peccato. Non ci riesco proprio.
Credo, invece, che siano solo state scelte volute da noi, mortali o meno. Eppure fui testimone per ben due volte dell’esistenza di Morn.
Eppure, ciò non mi basta a mantenermi legata a lui e al suo Ordine prediletto, sua Voce tra i mortali. Voglio tornare ad essere un’ascoltatrice, a vestire abiti che non intralciano i movimenti, a usare armi e non a infierire sul mio corpo già di suo martoriato per far più grande la lode al Pater.
Non è questo il mio destino ed è per questo che da oggi abbandono la Stirpe.
So che ciò significa la morte, perchécomunque, si è in debito con Lui. Riscuoterò anche questo. Forse presto, forse tardi.
S.H.B.

Questi sono gli appunti di Benjamin.

Quando ho visto che il diario non proseguiva, mi è preso quasi il panico: possibile che fosse finito tutto così?
Ho avuto fortuna e ho trovato, tra quelle pagine bianche, un messaggio. O meglio: Ayram ha raccolto il diario di S.H.B. e ne ha scritto il finale…
Poiché per scoprire la tecnica che ne permetteva la visualizzazione, ho impiegato parecchio e ho scoperto, inoltre, che dopo un tot di tempo le scritte tornano a nascondersi, ho preferito trascrivere tutto qui per evitare ogni volta di infierire sul mio corpo per far bere al diario il mio sangue e leggerne le memorie nascoste.

“Samantha Hirm Blade si presentò al mio cospetto coperta da stracci da lei definiti abiti, munita di fagotto con all’interno quanto ancora non aveva restituito e con questo diario in una delle mani. Sul volto portava una maschera bianca che ora io ho in custodia. Al mio fianco c’era la sacerdotessa Dayaneera.
Chiesi alla meticcia se preferiva pagare i suoi debiti subito o attendere e lei rispose: subito. Come se avesse potuto rispondere in ltro modo!
Le chiesi perché aveva scelto di lasciare la Stirpe e lei rispose che ai Suoi occhi aveva fallito e che non si sentiva più degna.
È morta, uccisa da un colpo infierito da me con il pugnale sacrificale. Le ho reciso la gola. Samantha Hirm Blade, pupilla di Inuith, figlia illegittima, bambolina del rinnegato Vence ha terminato la sua esistenza. La sua vita le è stata sottratta, così come la sua maschera.
Che sia di monito a chiunque.
Ayram,
Figlia di Morn”.

Termina qui, a quanto pare… Ma molte cose sono senza risposta.

Mi rifiuto di credere, Benjamin, che il diario termini i quella maniera! Abbiamo la testimonianza scritta che ella aveva assistito e forse anche compiuto resurgo di morti. Avranno fatto altrettanto con lei! Ci dev’essere un altro diario amico mio!

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