Narchuil (by Lord Jerec) – Parte II

Capitolo 2 – Il Mistero si infittisce

Il giorno era passato abbastanza in fretta ed il sole era prossimo al tramonto. Calenglad aveva già deciso gli uomini facenti parte della spedizione, una compagnia formata da non più di sei individui, Enòras ne era il Capitano. L’obiettivo era chiaro: trovare Modrambor e la sua scorta nella via adiacente alla zona del passo desertico del Barandalf e catturare Modrambor stesso.

“Hai capito tutto, Enòras?” chiese Calenglad, fronteggiando l’uomo. Lo sguardo era leggermente preoccupato, ma fiducioso.

“Precisamente, che cosa facciamo se il potere di Modrambor dovesse dimostrarsi superiore alle nostre forze? L’elfo ci ha avvertiti dicendo che è uno Stregone di Mordor, cosa avrà voluto dire? Potrebbe avere anche una minima parte del potere di Mordirith?” chiese il Rohirrim.

“Su questo non so ragguagliarti, amico mio. Se così fosse, il fato abbia pietà di noi. Andate ora..”

“E sia, se non saremo di ritorno entro l’alba, Calenglad, manda qualcuno a cercarci. UOMINI! IN SELLA! PARTIAMO A MOMENTI!”

Al calar completo della notte, il drappello guidato da Enòras era già nei pressi dell’antica via che conduceva ad Annúminas. A costeggiare ques’ultima, vi erano molte costruzioni in rovina, parecchie delle quali con iscrizioni molto antiche. Enòras guardava incuriosito le strutture e di tanto in tando domandava ai propri compagni di viaggio cosa esse rappresentavano e di tutta risposta gli veniva detto che queste strutture antiche non erano altro che le tombe degli antichi Re della città, alcuni di origine Numenoreana.
In lontananza si potevano già vedere le rovine della città degli antichi Re, contornate dai fumi della battaglia che giorno e notte imperversava nelle sue vie, o quel che rimaneva di esse. Enòras alzo il braccio destro a novanta gradi come per intimare alla propria compagnia di fermarsi. Era tempo di agire!

“Scendiamo, lasceremo qui i cavalli. Modrambor e la sua scorta devono trovarsi qui vicino. Proseguiamo a piedi nascondendoci tra la vegetazione!” disse il Capo, ricevendo poi un cenno di assenso da parte di tutti i suoi uomini. La compagnia iniziò a muoversi a passo felpato non appena i cavalli furono lasciati ben nascosti dalla strada. L’atmosfera era maledettamente silenziosa e la compagnia iniziava a sentire un senso di disagio, seppur minore, man mano che si addentrava in quell’insieme di tombe e mausolei.

“Enòras…credo di aver sentito delle voci oltre quel loculo laggiù!” disse uno degli uomini della compagnia. Il Rohirrim fece cenno a lui e agli altri di restare dov’erano e si avviò nella direzione indicata dal Ranger. Man mano che proseguiva sentiva dentro di sè un senso di disagio sempre più in crescendo, come se di lì a poco gli si fosse presentato davanti il puro male in persona, tuttavia, il Ranger non si era immaginato niente: dopo pochi passi, Enòras vide chiaramente delle figure, cinque per l’esattezza più una davanti a loro che stava forse impartendo degli ordini. Un altro cenno venne fatto ai Ranger che subito raggiunsero Enòras, il quale con altri segnali diede subito ordine ai compagni di prendere posizione in modo da tendere una vera e propria imboscata:

“Dobbiamo mettere subito fuorigioco i cinque Sgherri, così avremo modo di mettere subito alle strette Modrambor..sempre se è lui..”

“Mio signore Enòras…è troppo buio per tentare cinque tiri così precisi, non avremo la certezza di abbattere tutte e cinque le guardie..siete sicuro che non sia meglio un assalto frontale di sorpresa?” chiese un altro Ranger della Compagnia.

“Non sappiamo quali siano i veri poteri di colui che è stato definito uno degli Stregoni di Mordor, incoccate le frecce forza! Prima che si spostino da lì! Scoccate e poi al mio ordine sguainate le spade!” rispose frettolosamente il Rohirrim mentre la compagnia ormai si era posizionata in modo ottimale e si preparava a scoccare. Intanto le figure davanti a loro continuavano a parlare senza accorgersi minimamente di quello che stava per accadere loro.
All’ordine di Enòras, le frecce vennero scoccate e tre delle cinque guardie furono prese in pieno, cadendo come fantocci sul selciato antico senza più muovere un muscolo, le altre due sguainarono le spade e si misero subito davanti a quello che doveva essere il loro Leader, il quale intimava loro nella Lingua Oscura di tenere la posizione.

“SPADE!!” fu l’ordine subito urlato da parte di Enòras, il quale sguainò la propria lunga ed iniziò un breve duello con una delle guardie, la quale cadde dopo pochi fendenti ben piazzati, quella rimanente invece fu sconfitta da uno dei primi Ranger sopraggiunti all’ordine del Rohirrim. Rimaneva solo l’ultimo uomo, il quale era accerchiato dalla compagnia:

“Voi..come osate tendere una imboscata a me?! Modrambor! Stregone di Mordor!” disse il superstite con tono acceso e colmo di odio. L’uomo indossava al volto una maschera in acciaio e il capo era ricoperto da un elmo del medesimo materiale, al corpo una corazza non troppo spessa adornata da vestiti rosso fuoco. Alle gambe vi erano dei gambali sempre in acciaio che combaciavano malamente con gli stivali.

“Modrambor!! Sei ufficialmente un prigioniero dell’Avamposto di Tinnundir, facente parte della fazione della Gente Libera! Forza uomini, legategli i polsi!” fu l’ultimo ordine che Enòras diede alla propria compagnia, ma non appena due dei Ranger si avvicinarono a Modrambor, questo tese di scatto la mandritta verso uno di loro aprendo poi completamente il palmo della mano. Una formula nella Lingua Oscura e poi una fiammata che incenerì all’istante il povero malcapitato, non lasciando che poche tracce di cenere sul selciato. Subito i restanti Ranger si avventarono contro lo Stregone ed anche Enòras li seguì a ruota con la spada in pugno. Modrambor si mise le braccia al volto a mò di croce, pronunziò altri vocaboli incomprensibili e le distese poi improvvisamente generando una specie di onda d’urto che investì tutto il gruppo, scaraventando tutti a terra. Due dei Ranger si rimisero in piedi e fecero uso di pugnali da lancio nel disperato tentativo di fermare la furia dello Stregone e uno di questi lo colpì in piena spalla destra facendolo piegare in avanti per il dolore improvviso. Enòras, che nel frattempo si era rialzato ne approfittò e gli fu subito addosso, riuscendo prima ad afferrargli le spalle con le mani per poi, sfruttando come perno il corpo dello stregone stesso, assestargli una ginocchiata in pieno volto che lo fece cadere violentamente all’indietro, facendogli perdere definitivamente i sensi.

“State tutti bene?!” chiese subito Enòras, i due Ranger in piedi fecero un cenno col capo per poi avventarsi subito verso Modrambor, riuscendo a legargli i polsi in modo da non permettergli di eseguire altri incantesimi. Gli altri due si rialzarono a fatica dal colpo subito poichè scaraventati con più violenza dall’onda d’urto. Nulla da fare per l’unico caduto, il suo corpo era stato letteralmente ridotto ad un cumulo molto piccolo di polvere.

Il ritorno a Tinnundìr non fu dei più rosei, visto il caduto. Calenglad fece subito rinchiudere Modrambor nel Rifugio, l’unico edificio adiacente alla spiaggia che gli uomini del Dúnedain avevano adibito come magazzino per le scorte di cibo e, quando i tempi lo necessitavano, come luogo di detenzione per i prigionieri. Modrambor fu portato in una delle stanze più interne e sorvegliate, legato ad una colonna a mani e piedi fu trattato alla stregua dei più pericolosi prigionieri di guerra. Ad un primo interrogatorio non volle dire nulla a Calenglad, ma chiese espressamente di poter parlare con Enòras, colui che lo aveva catturato e umiliato. Il prigioniero, non dando altre alternative, fu accontentato: Enòras andrò a trovarlo e i due vennero lasciati soli.

“Enòras…amico. Ci reincontriamo…” esordì Modrambor con una vocetta che non prometteva nulla di buono.

“Ora sono tuo amico?” chiese Enòras, sorpreso dalle parole del prigioniero.

“Gli amici vanno tenuti vicini e i tuoi nemici, ancora più vicini. E’ questa la chiave per vincere qualsiasi conflitto, non lo sai?”

“Avrei dovuto dare più ascolto all’avvertimento di Laerdan…ma ora non nuocerai più a nessuno, Stregone di Mordor!”

“Laerdan…Hahahahaha!” – una risata fragorosa quella di Modrambor – “..Laerdan nasconde un passato ancora più oscuro di quello che vuol dare a vedere, su di lui vi sono le colpe del fallimento, della perdita e della rovina..vi ha voluto mettere in guardia contro di me e le forze di Lady Amarthiel con tanta apprensione, ma vi ha nascosto quello che davvero si cela dietro Amarthiel stessa, ma soprattutto vi ha tenuto celato il vero fardello del quale non si dà pace…hahahahaha!”

“Tu menti! Vuoi creare confusione ma non vi riuscirai!”

“Enòras, perchè questo elfo si è presentato a voi a malapena rivelandovi il suo nome? Perchè non vi ha raccontato nulla del suo passato? Cosa sapete di lui del resto? Ma questo dopotutto è l’ultimo dei vostri problemi, dato che ben presto Annúminas sarà nostra! Non sopravviverà nessuno all’attacco che sferreranno le truppe di Amarthiel nei tre punti focali della vostra patetica resistenza!”

“Credo che dopo qualche giorno di digiuno avrai meno voglia di fare lo sbruffone, Modrambor…buona permanenza tra i Ranger di Tinnundìr”

Il Rohirrim lasciò il prigiorniero e si diresse subito da Calenglad, avvisandolo dell’imminente pericolo e delle parole strane ed enigmatiche di Modrambor. Il Dúnedain parve più preoccupato delle sorti di Annúminas che di ciò che l’elfo davvero avrebbe potuto nascondere e così incaricò Enòras di fare visita nelle stanze che erano state assegnate a Laerdan in modo da parlare proprio con il diretto interessato della questione, in modo da estrapolare qualche informazione in più mentre Calenglad avrebbe mandato rinforzi nei punti focali di Annúminas.

Enòras si incamminò verso gli alloggi di Laerdan con mille pensieri per la testa. Quale sarebbe stato il segreto che l’elfo portava dentro di sè? E perchè non ne aveva parlato con nessuno? Nemmeno con Calenglad poi. Cosa nascondeva di così orribile questo segreto? Forse la verità sarebbe stata svelata proprio quel giorno…o forse no.

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