Narchuil (by Lord Jerec) – Parte V

Capitolo 5 – L’ultima Speranza

Le zone esterne della città ormai erano in mano dei Ranger, ma qualcosa di sinistro e molto pericoloso si annidava ancora nei quartieri interni di Annùminas. Il possente cancello, sebbene malconcio, era stato ben chiuso e sprangato dalle forze di Angmar, così come l’inferriata esterna abbassata. Si stavano riorganizzando!

Calenglad intanto aveva fatto disporre i proprio uomini in modo da cingere d’assedio quel punto, ma senza lasciarli troppo esposti ad un eventuale contrattacco di balestrieri o simili. Sebbene Angmar fosse ormai intrappolata, le sue forze si trovavano nel punto più fortificato delle rovine, se avessero saputo sfruttare al meglio la posizione non ci avrebbero impiegato molto ad organizzare una resistenza puntata al logoramento del nemico, per poi colpirlo quando meno se lo fosse aspettato.

“Calenglad…dobbiamo sfondare! Se attendiamo oltre faremo il loro gioco!” esordì Enòras, visibilmente in fermento. La brezza notturna gli aveva scompigliato i capelli corvini e la lama della propria spada era ancora sporca del sangue degli uomini di Angmar.

“Non abbiamo modo di sfondare il cancello principale. L’inferriata è stata abbassata e per quanto riguarda il cancello ausiliario ad ovest, esso come tutti sappiamo, è crollato da parecchi anni ed è un cumulo di macerie. Questa è l’unica via per i quartieri interni..” esordì il capo dei Rangers di Tinnundir.

“Mio Signore Calendlag! Guardate! L’inferriata si sta lentamente alzando!” fu l’esclamazione di uno degli arcieri situati nelle ultime file. Era vero, qualcosa si stava muovendo, probabilmente l’ora della verità era giunta. Angmar, non conoscendo appieno le potenzialità del punto strategico, voleva farla finita subito. Si susseguirono grugniti dall’altra parte del portone, mentre l’inferriata man mano veniva tirata su.

“ARCIERI IN POSIZIONE! GUERRIERI! ALLONTANARSI DAL PORTONE!” ordinò subito Calenglad sbraitando come un forsennato. Enòras strinse con più forza la propria spada, pronto a tutto, Falgùrìm invece aveva raggiunto gli arcieri ed aveva preso posizione insieme ad essi, mentre questi ultimi avevano già incoccato le loro frecce e puntato verso il buio ingresso davanti a loro.

L’inferriata fu completamente alzata e il portone si aprì, portando una folata sinistra che gelò il sangue ai coraggiosi Ranger di Tinnundir. Nessuno al momento varcava la soglia, la calma era innaturale, solo grugniti, qualche passo pesante. All’improvviso un urlo soffocato, un sibilo e poi un tonfo sordo, come di qualcosa lanciato con violenza e poi la macabra scena, il corpo completamente pieno di sangue di un uomo portante le effigi dei Ranger, lanciato poco fuori dal portone. Alcuni guerrieri mossero dei passi indietro, ma si arrestarono non appena Calenglad ordinò loro in modo fermo di non indietreggiare. Altri istanti passarono inesorabili, un altro urlo, un altro corpo scaraventato a fianco dell’altro, sempre nelle stesse condizioni.

“Li hanno presi…li hanno uccisi tutti! Echad Garthadir è caduta!” esclamò un Ranger situato nelle file centrali. Nel suo volto si poteva leggere il terrore e la paura.

“No..peggio! Li stanno giustiziando davanti a noi! Saremo i prossimi!” disse un altro Ranger situato in prima linea. Questo invece si guadava intorno nervosamente, la spada gli tremava tra le mani.

Il gioco di Angmar era chiaro, intimidire i Ranger e colpirli di sorpresa con un pesante contrattacco dopo aver instaurato nelle loro menti il dubbio che i loro amici intrappolati nel quartiere di Echad Garthadir fossero ormai stati presi. Spezza il morale del tuo nemico e avrai la vittoria assicurata. Loro lo sapevano benissimo.

“SILENZIO!!” urlò Enòras, furibondo e paonazzo “..vogliamo mollare adesso?! Abbiamo preso il porto e gli ingressi principali! I nostri compagni sono MORTI per permetterci di avere una speranza! Una ultima speranza per poter rinconquistare la città! L’antica Città dei Re! SONO MORTI PER DIFENDERLA! Se lasciate che Annùminas cada..se lasciamo che il dubbio e la paura entri nei nostri cuori, i nostri amici cadranno davvero, Annùminas cadrà davvero!”

Un altro urlo soffocato, questa volta il corpo che venne gettato all’ingresso era stato completamente decapitato. Falgùrìm cercò lo sguardo di Calenglad, come per aspettare un suo ordine, il suo Comandante non si fece attendere e fece un cenno col capo.

“TIRATE!!!” urlò Falgùrìm di rimando, indicando il buio ingresso davanti a loro. I Ranger, rinvigoriti dalle parole di Enòras, scoccarono le loro frecce in direzione del cancello interno di Annùminas. Si udì subito un urlo raccapricciante animalesco, ma non era umano, apparteneva ad una creatura molto più grossa. La terrà tremò leggermente, un passo, un altro, un altro ancora, le fattezze della creatura ormai si vedevano fuori dal cancello, ella era completamente ricoperta di frecce: un Troll da battaglia. Il colosso mosse alcuni passi, ringhiando e sbraitando contro i Ranger, per poi crollare a terra su sè stesso.

Era solo l’inizio. Altri due duella stessa stazza ne uscirono, ma questa volta portavano possenti corazze a proteggere spalle, busto, braccia e testa. Troll corazzati, i più temibili. I due colossi correvano come forsennati e si avventarono subito contro i guerrieri, le prime manate scaraventarono alcuni Ranger contro le pareti delle rovine o contro il terreno. Non tutti riuscirono a rialzarsi, alcuni si trovarono con l’osso del collo spezzato all’impatto, altri con gambe o arti fratturati, impossibilitati a tornare a combattere.

“Sparpagliatevi!! Non lasciate loro bersagli fissi! Fate da diversivo e lasciate che siano gli arcieri ad abbatterli!!” ordinò Calenglad, sapendo benissimo che contro avversari come i Troll, il combattimento ravvicinato era una pessima idea, data la loro mole e la loro resistenza. Gli arcieri si trovarono dei bersagli mobili da colpire e ciò non giovò decisamente alla loro mira, la quale risultò imprecisa e fatta perlopiù ad intuizione. Enòras intanto cercava di far infuriare ancora di più le creature, cercando di passar loro sotto e colpirle alle gambe e ai piedi, uniche zone senza protezione. La tattica riuscì per uno dei troll, il quale si trovò immediatamente inginocchiato a terra e facile bersaglio per gli arcieri che riuscirono a colpirlo tra le giunture della corazza, causandone quindi la decisiva caduta. Il troll rimanente invece riuscì a portare a segno altri due colpi di mazza che decimarono, anche se di poco, le fila dei Ranger. Tuttavia non appena tentò il terzo colpo, al solo alzare del braccio destro, si trovò colpito da alcune frecce proprio sotto all’ascella destra, il dolore quindi lo fece barcollare all’indietro permettendo quindi agli arcieri di tirare altre frecce proprio in direzione della collottola, mettendolo quindi definitivamente fuori combattimento.

“RIFORMARE I RANGHI! RIPRENDIAMOCI LA NOSTRA CITTA’!! AVANZAREEE!!!” – sbraitò Calenglad, iniziando a correre per primo in direzione del cancello per poi essere seguito a ruota da tutta la propria armata mentre i corni d’attacco suonavano l’ennesima carica. L’assalto vera e proprio era iniziato adesso. Le truppe di Angmar tuttavia non si fecero attendere e una volta varcato l’ingresso interno si riversarono nuovamente nelle strade nel tentativo di respingere prontamente i Ranger fuori dai quartieri interni. La battaglia cominciò nuovamente ad infiammarsi con più fervore di prima, il coraggio degli uomini era tornato prepotentemente a farsi sentire, era sempre più vivo nei loro cuori. I Ranger combattevano senza sosta i loro nemici, fendente dopo fendente e affondo dopo affondo, continuavano a guadagnare metri, spingendosi sempre più all’interno di Annùminas.
Le truppe di Angmar tuttavia non cedevano facilmente terreno e combattevano senza mostrare alcun segno di cedimento, poichè l’ira della loro padrona, Amathiel, era ben più temibile di qualsiasi guerriero o arciere Ranger. La prima ondata venne facilmente respinta e battuta, un’altra sopraggiunse ancora più numerosa, tanto che a Calenglad venne in mente una strategia che una volta aveva fatto adottare ai propri uomini in una situazione bene o male critica quanto questa, alzò la mandritta come a formare una V in cielo per poi dirigere la V verso il basso rovesciandola e urlare: “RAFFICA! A TERRA!”. I Ranger capirono subito: i guerrieri si lasciarono cadere a terra senza esitazione, lasciando così la visuale davanti completamente libera ai tiratori, questi ultimi infatti non persero tempo e scoccarono simultaneamente una devastantissima raffica di frecce contro la seconda ondata di guerrieri Angmariani, trovatisi ormai a distanza parecchio ravvicinata. In seguito i guerrieri si rimisero subito in piedi e si occuparono di affrontare i superstiti.

“Calenglad! La via principale è quasi nostra! Echad Garthadir è a pochi metri da noi!” urlò Falgùrìm verso il proprio comandante, il quale annuì di rimando incitando i propri guerrieri all’avanzata.

“Aspettate!! Guardate lassù! Chi diavolo è quello!!” urlò Enòras, notando uno strano tipo incappucciato con vesti rosse. Egli era situato in cima ad uno degli edifici in rovina e stringeva tra le mani una staffa in legno di color cenere, con alla sommità una gemma color porpora.

Fu un attimo, pochi istanti quasi impercettibili e lo strano figuro pronunciò in antica lingua nera delle parole incomprensibili tanto che il cielo si riempì di nubi, fulmini e tuoni si manifestarono e poi…una pioggia fittissima cominciò a cadere, incessante e battente. Nello stesso tempo, dal terreno sbucarono due esseri dalle fattezze ectoplasmatiche, veri e propri spiriti indossanti antiche armature leggere ed archi compositi. Tali esseri mettevano paura solo ad essere osservati e non persero tempo ad iniziare a bersagliare di frecce i poveri Ranger, i quali si trovarono terrorizzati e spiazzati da tali presenze. I guerrieri tentavano di colpirli senza successo, le loro lame trapassavano senza successo gli esseri incorporei, eppure le armi di tali esseri uccidevano al solo tocco i malcapitati. Calenglad osservò ancora una volta quella specie di Necromante, il quale ora aveva assunto una posa atta a tenere la concentrazione.

“Falgùrìm!! Abbattete quell’evocatore!! Se abbattiamo lui probabilmente gli spettri scompariranno!!” urlò Calenglad, disperato dal vedere uno dopo l’altro i suoi uomini cadere sotto i colpi degli spettri e dei soldati di Angmar che avevano ripreso coraggio. Falgùrìm diede ordine ai suoi di scoccare contro l’evocatore ma a causa della pioggia la mira venne irrimediabilmente compromessa e nessuno riuscì lontanamente a sfiorarlo.

“Non riusciamo a scoccare con tutta questa pioggia Calenglad! Si è formata una cortina di piovasco attorno all’edificio!” rispose Falgùrìm allarmato come non mai.

“Ci sono addosso!! Non riusciamo a fermarli, stiamo retrocedendo di terreno!! Se non troviamo il modo di eliminare quegli spettri le nostre linee inizieranno a cedere e dovremo ritirarci!!” strillò Enòras, cercando di dare una mano ai propri compagni nel cercare un riparo contro i mortali dardi dei due spettri.

“Non possiamo ritirarci adesso!! Non dopo tutto quello che i nostri compagni hanno dato per arrivare fino a qui!! ABBATTETE AD OGNI COSTO QUELL’EVOCATORE, TROVATE UN MODO!” tuonò Calenglad con tono disperato e terrorizzato da una eventuale sconfitta, uno smacco decisamente troppo grande per lui visti gli sforzi compiuti per organizzare incursione ed attacco.

Ma all’improvviso, qualcosa cambiò le sorti della battaglia, un’ombra sembrò strisciare sul tetto dell’edificio e piano piano arrivare alle spalle del Necromante. Un braccio possente lo prese per il petto e una lama gli tranciò di netto la gola, per poi essere gettato nel vuoto con un calcio dritto alla schiena. La figura estrasse dalla tasca un corno iniziando a suonarlo vigorosamente per poi urlare: “UOMINI DI ECHAD GARTHADIR!! ALLA GUERRAAAAAA!!!”.

Calenglad, Falgùrìm ed Enòras erano visibilmente sorpresi di ciò che era accaduto. Echad Garthadir non era caduta, anzi, era riuscita a resistere e ora era giunta in soccorso di coloro che erano venuti in loro aiuto. Alla morte del Necromante gli spettri subito scomparvero e il cielo tornò ad essere limpido e rischiarato dalla luna. Subito Falgùrìm diede ordine di ricominciare a scoccare e i guerrieri uscirono dai loro nascondigli per ricacciare assieme ai rinforzi le ultime truppe nemiche. Annùminas venne così definitivamente riconquistata, anche se ad un prezzo fin troppo alto e fuori dalle aspettative di chiunque. Innumerevoli erano i morti e ancor più innumerevoli i feriti, ma la cosa più inquietante: di Amarthiel nessuna traccia. I superstiti di Echad Garthadir raccontarono di averla vista fuggire dall’uscita segreta verso le montagne poco prima dell’assedio con in mano il tanto famigerato Palanthir e di aver sentito voci che avesse rinvenuto una delle locazioni ove la prima metà di Narchuil era stata nascosta da Laerdan.
Calenglad accolse con gioia la riconquista dell’amata città, ma il timore di Amarthiel era sempre vivo nei loro cuori, tanto che non appena la bandiera della Gente Libera venne collocata nel punto più alto di Annùminas, egli convocò immediatamente Enòras, per un nuovo incarico.

“Enòras, torna immediatamente a Tinnundir e fatti dire da Laerdan ove si trova la prima metà di Narchuil, dopodichè cerca di anticipare Amarthiel e vai a recuperarlo! Non abbiamo la forza per organizzare un altro attacco, quindi sarai da solo in questo incarico, ho fiducia in te! Perdonami se non ti lascio neanche riposare, ma non possiamo perdere tempo, se dovessimo fallire, la Terra di Mezzo potrebbe non perdonarcelo nelle Ere a venire..” disse Calenglad, con tono leggermente affaticato, dato l’appena terminato conflitto.

“Partirò immediatamente amico mio…” disse il Rohirrim dopo aver ripulito la propria spada dal sangue appena versato dei nemici. La vittoria aveva dato speranza, una speranza che sembrava ormai sempre più debole visto lo sterminato potere del Signore Oscuro, il quale man mano stava corrompendo tutta Eriador e le regioni contingue. Il coraggio degli uomini era più vivo che mai!

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