Narchuil (by Lord Jerec) – Parte VI

Capitolo 6 – Sulle tracce di Laerdan

Enòras venne accolto a Tinnundir la mattina del giorno seguente con urla vittoriose, la notizia della presa di Annùminas aveva riacceso la speranza nel cuore dei Ranger, tanto che la vicenda della presa di Annùminas era arrivata persino all’orecchio di Halbarad, il Capitano dei Ranger del distaccamento di Esteldin, presso le Colline Settentrionali.

Tuttavia, Laerdan sembrava scomparso, non vi era alcun segno di lui a parte una nota lasciata all’ingresso delle proprie stanze nel Bunker di Tinnundir, la quale presentava tali parole:


Spero possiate perdonare la mia partenza improvvisa e senza recarvi alcun saluto, amici miei, ma è stata necessaria. Per il bene della Terra di Mezzo devo tornare immediatamente a Delossad. Non seguitemi, andreste incontro solo alla morte.

Nello stesso istante, una scossa di apparente terremoto venne avvertita in tutta l’isola, ma ancor di più all’interno dello stesso bunker. Enòras sentì delle urla provenire dalla parte opposta agli ex-alloggi e si precipitò a controllare, trovando uno scenario a dir poco sconcertante: Modrambor era scomparso! Al suo posto vi erano i corpi carbonizzati dei due Ranger che erano di turno a sorvegliarlo, uno dei quali ancora vivo e agonizzante.

“Enòras…h..ho..fa..ll..ito…ad..un..certo punto..si è liberato da solo..ha iniziato a pronunciare cose strane..si è scatenato..l’in..fer..no…è scomparso in una fiammata dopo averci colpiti…è..evaso…” disse la guardia agonizzante, esalando infine l’ultimo respiro dopo tali affermazioni.

“Non hai fallito..amico mio…è colpa nostra che abbiamo sottovalutato il prigioniero…e ciò è costato la tua vita e quella del tuo compagno..” sussurrò il Rohirrim, mentre altri Ranger si riversarono nella stanza urlando e maledicendo Modrambor con tutte le loro forze.

Ai corpi dei due caduti venne data degna sepoltura nel pomeriggio di quella stessa giornata, il tutto accompagnato da una breve cerimonia al fine di poter dar loro l’ultimo saluto. Durante il rito funebere, Enòras ebbe modo di riflettere su quanto era appena accaduto: prima la partenza improvvisa di Laerdan e poi l’evasione dai risvolti catastrofici di Modrambor, perchè se disponeva di un potere così elevato non era evaso prima? Ma la cosa sicura era un’altra: Modrambor si era fatto catturare di proposito, avrebbe potuto sbaragliare con la sua magia oscura sia Enòras che gli altri partecipanti alla sua cattura! Ma allora perchè si era fatto catturare? Che cosa aveva in mente? Probabilmente l’unico ad avere alcune delle risposte era Laerdan, fondamentale era partire sulle sue tracce in modo da arrivare almeno ad una delle metà di Narchuil prima della Campionessa di Angmar o dell’Oscuro Stregone di Mordor.

La partenza di Enòras ebbe luogo all’imbrunire, il Rohirrim non aveva assolutamente idea di dove potesse trovarsi Delossad, ma aveva buoni indizi dalla propria parte: conoscendo l’attaccamento della razza elfica per la natura, le meraviglie del creato e per l’eleganza, si potevano già escludere diverse regioni dell’Eriador. Tuttavia però anche solo girare una ad una le regioni rimaste sarebbe stato impensabile, nonchè un inutile spreco di tempo, avrebbe solo permesso ad Amarthiel e Modrambor di divenire sempre più temibili e pericolosi nei confronti della Gente Libera. Enòras decise allora di recarsi a Gran Burrone (detto anche Imladris nella lingua elfica Sindarin) e chiedere direttamente udienza a Re Elrond, sicuramente data la sua saggezza e la grande conoscenza che disponeva nei riguardi della Terra di Mezzo, avrebbe potuto senza dubbio aiutare il Rohirrim nella sua ricerca. Il viaggio sarebbe stato lungo da Evendim e vi erano due vie che l’umano avrebbe potuto percorrere per giungere a Gran Burrone nel più breve tempo possibile:

– Attraversare i Campi di Fornost e procedere verso il ponte di Trestlebridge lungo la regione delle Colline Settentrionali, una volta passato il ponte sarebbe arrivato presso i Campi di Brea per poi attraversare tutta la cittadina sino ai cancelli Sud. Da lì avrebbe intrapreso il sentiero per le Terre Selvagge. Da lì sarebbe stata una cavalcata completamente verso Est attraversando prima il sentiero di Annunlos, poi le colline di Nain Enidh e infine la discesa di Talath Gaun sino ad arrivare all’ultimo ponte, oltre il quale vi erano le Terre dei Troll, da lì bastava seguire il sentiero sino al guado del Bruinen e poi arrivare a Gran Burrone una volta passate le acque.

– Attraversare la zona sud di Evendim sino ad arrivare al piccolo villaggio Hobbit di Oatbarton, da lì avrebbe proseguito per la Contea, attraversandone i verdi campi sino a ricongiungersi con quelli di Brea. Da Brea il percorso sarebbe stato il medesimo, poichè non vi erano altre vie più sicure.

Enòras optò senza esitazione per la seconda alternativa, i Campi di Fornost negli ultimi tempi erano diventati un luogo molto pericoloso, e gli spiriti dei caduti nella famosa battaglie che videro la città e i suoi domini contro le armate del Re Stregone di Angmar parevano essersi risvegliati. Molte erano state le testimonianze di viaggiatori aggrediti dagli antichi spettri di Fornost, ombre che una volta erano guerrieri al servizio degli uomini, guerrieri atti a proteggere quei domini, ora erano solo anime corrotte dall’oscuro potere del Nemico. Più volte i Ranger avevano tentato di dialogare con le entità di coloro che erano stati i Capitani e i Luogotenenti di queste armate per ricordare loro gli antichi giuramenti e i loro antichi doveri, a nulla erano valse tali parole, anzi, gli spettri avevano cominciato ad attaccare i loro interlocutori. E che dire della strada per Trestlebridge? Quel povero villaggio ormai era in continuo attacco da parte degli orchi, sebbene i suoi abitanti continuavano a resistere senza cedere nemmeno un granello di polvere delle loro terre agli sgherri del Nemico. No..passare per la Contea sarebbe stata la decisione migliore per evitare rallentamenti.

Il viaggio iniziò fortunatamente senza intoppi, verso la tarda nottata di quel giorno il Rohirrim arrivò al villaggio Hobbit di Oatbarton, ma non si fermò e continuò la propria cavalcata inoltrandosi nella Contea. Le strade e i verdi campi di quel luogo sì meraviglioso erano deserti, nessuno osava farsi vedere in giro. Dopotutto, come biasimarli? I Nazgûl avevano terrorizzato gran parte degli abitanti del luogo durante le loro incursioni, chi poteva essere così tanto folle da uscire nelle ore notturne? Enòras appofittò delle strade deserte incitando il proprio destriero a muoversi il più velocemente possibile, tanto che in poche ore il ponte sul Brandivino era in vista, di lì a poco si entrava nei territori appartenenti a Brea ed una volta seguito il sentiero verso Est si arrivava alla città vera e propria. Enòras decise di fermarsi per una sosta una volta giunto alla città, ormai mancavano si e no un paio d’ore alle prime luci dell’alba e una piccola capatina alla Taverna del Puledro Impennato se la sarebbe concessa con molto piacere.

A seguito dell’assalto compiuto dai Nazgûl al fine di stanare Lord Aragorn e gli Hobbit, la città era stata messa completamente a ferro e fuoco. Vi erano guardie ovunque, qualsiasi viaggiatore veniva controllato e nessuno poteva entrare o addirittura uscire in alcuni casi, senza aver fornito una buona ragione. Ad Enòras però fu concesso un trattamento di favore, perchè mai, direte voi? Il merito era sostanzialmente delle effigi dei Ranger situate sui suoi abiti. Tali effigi infatti erano un inconfondibile segno di riconoscimento tra la gente libera. Il Rohirrim spiegò alle guardie la propria missione e quanto questa fosse di vitale importante per le sorti dell’Eriador. Molte furono le domane a lui poste e altrettanto convincenti furono le risposte date: fu così che l’uomo venne ben accolto nella cittadina caotica di Brea.

Enòras trascorse tutta la mattinata a riposare al fine di recuperare le energie, egli aveva attraversato di gran corsa sia metà della regione di Evendim che metà della Contea, una sosta per recuperare le proprie energie e quelle del suo destriero era d’obbligo.
Verso metà del pomeriggio, il Rohirrim decise di ripartire alla volta di Imladris. Il viaggio sarebbe stato più impegnativo, poichè lasciati i campi sud di Brea l’uomo avrebbe dovuto attraversare tutte le Terre Selvagge, diventate ormai luogo comune di presidio per orchetti, goblin e altri servi dell’Oscuro Signore.
I confini delle Terre Selvagge vennero varcati in un paio di ore dalla partenza di Brea e ciò era particolarmente evidente: la vegetazione rigogliosa ed uniforme aveva dato spazio ad un paesaggio a tratti secco ma non del tutto arido. Dal sentiero, se si guardava verso nord-est si potevano vedere nella cima di un’altro colle, le rovine della fortezza di Amon Sûl, eretta una volta dal Re di Arnor Argereb. Tale struttura veniva usata come avamposto difensivo, facente parte di una vera e propria linea di fortezze difensive situate nell’intero circondario di colline della zona.
Enòras sapeva che di recente Amon Sûl era stata teatro di un feroce combattimento tra Gandalf il Grigio e i Nazgûl sotto forma di cavalieri neri. Gli stessi cavalieri neri che pochi giorni più tardi da quello scontro avevano assalito Lord Aragorn e gli Hobbit, imboscata in cui il Re Stregone di Angmar ferì in modo serio il portatore dell’Anello del Potere. Tali notizie non erano mai state certe ai guerrieri come Enòras dato che quelle pochi voci trapelate dall’Ultima Casa Accogliente di Elrond (Gran Burrone ndr.) erano frammentarie e/o confuse.

Il Rohirrim intanto viaggiava spedito stando ben lontano dalla Grande Via Est, in modo da evitare incontri insidiosi o imboscate da parte dei nemici. I prati secchi e le colline sparse per la zona permettevano all’umano di avere una ampia visuale del percorso da intraprendere. Da una di queste colline infatti riuscì a vedere molto in lontananza l’ultimo ponte prima delle Terre dei Troll, decise quindi di aumentare l’andatura, Annunlos e Nain Enidh erano ormai alle spalle, ora mancava da attraversare il pezzo più pericoloso: Talath Gaun.

Una volta scese le tenebre, Enòras impose al proprio destriero una andatura più lenta, poca strada ormai separava il Rohirrim dall’ultimo ponte ma il rischio di intercettare qualche tribù di orchi o di goblin era particolarmente alto in quella zona delle Terre Selvagge. Un leggerissimo spostamento d’aria venne avvertito all’improvviso dall’umano, seguito da un sibilo, il tutto all’altezza dell’orecchio sinistro. Il Rohirrim voltò lo sguardo, non vedendo nulla, un altro sibilo subito dopo, l’uomo si voltò dall’altro lato e vide chiaramente una freccia di grezza fattura piantarsi contro un tronco cavo lì vicino. Enòras era stato scoperto! Subito cercò di spronare il destriero ad una fuga improvvisa, ma qualcosa colpì l’uomo alla schiena facendolo sbilanciare in avanti ed una mano possente ed artigliata lo afferrò per un braccio, disarcionandolo completamente ed in malo modo. Il Cavallo se la diede a gambe, terrorizzato, mentre diverse urla animalesche cominciarono a susseguirsi, diventando sempre più vicine. Enòras cercò di rialzarsi ma non ne ebbe il tempo, fu tirato su di peso per il collo da un possente orco, il quale sbraitò alcune parole in lingua oscura probabilmente per richiamare l’attenzione di altri suoi compagni.
Il Rohirrim cominciò a sentirsi soffocare, la stretta dell’orco era particolarmente forte, ma l’uomo sapeva che non poteva permettersi in alcun modo la resa, quindi, con i piedi ancora saldi a terra si fece da perno, estrasse il coltello da caccia dal fodero sulla schiena con la mandritta e senza pensarci due volte colpì il braccio destro dell’orco, imbracciante un’ascia leggera da battaglia. La creatura emise un ruggito di dolore ed oltre a perdere l’arma, mollò la presa con l’altra mano dal collo dell’uomo. Enòras approfittò del colpo a sorpresa appena inferto, fece un paio di passi in direzione della creatura, tirò prima un manrovescio con la mancina diretto al volto per poi trovarsi in posizione favorevole a muovere anche il braccio destro in modo da colpire dritto alla gola la creatura con un fendente orizzontale ben assestato da destra verso sinistra. L’orco barcollò per qualche istante, fino a quando non crollò definitivamente sul prato giallino.

Enòras rifoderò il pugnale dietro alla schiena e sfoderò la spada cercando di orientarsi in mezzo alle tenebre della notte, per sua fortuna la luna illuminava gran parte del percorso ma ciò avrebbe potuto facilmente far rilevare la propria posizione alla tribù di orchi che gli era alle calcagna. L’uomo prese a correre in direzione dell’ultimo ponte con tutto il fiato che aveva in corpo e spada alla mano, mentre sibili di frecce scoccate continuavano a susseguirsi dietro di lui, accompagnate da versi mostruosi e demoniaci. Un altro orco, questa volta poco corpulento e armato di falcione gli si parò davanti e cercò di colpirlo con un fendente diretto allo stomaco proveniente da destra, Enòras intercettò la lama nemica e la deviò verso il basso, successivamente diede una scalciata in pieno petto all’orco facendolo andare a terra in posizione supina, infine il Rohirrim balzò verso l’orco con la spada impugnata da entrambe le mani e lo trafisse a morte finendogli praticamente sopra. Eliminato anche questo ostacolo, l’uomo continuò la propria corsa rendendosi conto che i suoi inseguitori stavano pericolosamente guadagnando terreno nei suoi confronti, una freccia lo colpì in pieno alla spalla sinistra e per poco l’uomo non perse l’equilibrio, rimanendo in piedi per puro miracolo, seppur ferito continuò ancora a correre, vedeva ormai il ponte davanti a sè e alcune figure poste in linea davanti ad esso.

Orchi tiratori..sono perduto….

Fu il primo pensiero di Enòras alla vista di quelle figure poste in formazione, ma troppo avventato esso fu. Un urlo si udì chiaramente pochi istanti dopo, e non era lingua oscura:

“Leithio i philinn!”(1)

A tale urlo, seguì una vera e propria “pioggia” di frecce, Enòras si gettò a terra, convinto che la propria ora era ormai giunta e le frecce scoccate andarono a colpire direttamente gli orchi, i quali ormai erano alle calcagna dell’uomo.

Elfi…allora l’ultimo ponte non è ancora caduto..

Fu l’ultimo pensiero di Enòras, il quale, completamente stravolto e sfinito sia per la ferita che per la corsa, perse i sensi in pochi attimi, mentre gli orchi man mano si disperdevano e gli elfi accorrevano in soccorso del caduto. Quale sarebbe stata la sorte di Enòras? Era ancora in tempo per fermare Amarthiel? Il fato di Narchuil era spaventosamente in bilico e rimaneva ben poco tempo.

//(1) “Scoccate le frecce!”

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