Narchuil (by Lord Jerec) – Parte VII

Capitolo 7 – Le rovine di Delossad

Enòras si risvegliò due giorni più tardi, la ferita si era rivelata più seria del previsto e le cure elfiche erano state determinanti a salvare la vita all’uomo. Il Rohirrim notò di essere sdraiato su un comodo letto con addosso dei vestiti elfici composti da una camicia elegante e dei pantaloni in tela ben cuciti. Da quanti anni non aveva dormito su un letto vero e mai nella propria vita aveva vestito abiti così sontuosi e ben lavorati, per la prima volta si sentiva trattato con ogni riguardo, lui, un umile guerriero devoto solo alla causa comune di tutta la Gente Libera.

“Mae govannen, Enòras di Rohan, e ben svegliato. Il sole è già alto ed è quasi ora di pranzo..” disse una voce non definita. L’uomo voltò il capo verso destra e scorse un’elfa dalla bellezza maestosa, la quale dopo aver pronunciato tali parole, fece un mezzo inchino al Rohirrim.

“Dove mi trovo? Ricordo che di aver avuto mezza guarnigione orchesca alle calcagna nei pressi dell’Ultimo Ponte…per quanto tempo sono rimasto incosciente?” chiese Enòras, visibilmente confuso e ancora un po’ debole.

“Vi trovate nella Casa di Elrond, più comunemente detta l’Ultima Casa Accogliente..siete stato soccorso da una delle pattuglie di Elladan, presso l’Ultimo Ponte. Sapete…i figli di Elrond sono stati incaricati dal padre di pattugliare i confini costantemente al fine di prevenire invasioni da parte di orchi e servi dell’Oscuro Signore. Purtroppo però parte delle Lande dei Troll sta già risentendo dei nefasti effetti del Nemico. Comunque..siete avete dormito per due giorni..” prese a raccontare l’Elfa, con una chiara espressione triste in volto. Gli Elfi erano molto sensibili ai cambiamenti della Terra di mezzo, soprattutto a quelli che in particolar modo intaccavano luoghi ove essi erano cresciuti da centinaia di anni.

“Sono giunto a Gran Burrone quindi…devo conferire con Elrond immediatamente! Due giorni! Ho perso fin troppo tempo! Eriador corre un grave pericolo!” Enòras cercò di alzarsi dal letto ma una fitta alla zona colpita dalla freccia lo fece desistere. L’uomo voltò il capo e notò una fasciatura alla spalla colpita.

“Non abbiate fretta amico mio, nostro Signore Elrond vi riceverà dopo pranzo, era già sua intenzione conferire con voi. Del resto…non siete l’unico straniero giunto a Gran Burrone. Di recente è arrivato un Hobbit e altri ne sono seguiti nei giorni seguenti, accompagnati dal figlio di Arathorn e da Mithrandir, sono cerca che abbiate già sentito questi nomi. Anche perchè è stato proprio Lord Aragorn ad assicurare ad Elrond che non eravate una spia del nemico. Si vocifera che l’anello del potere si trovi qui ad Imladris, ma il nostro Re non ha voluto confermare la notizia..”

“Ho conosciuto Lord Aragorn per vie traverse, poichè svolsi alcuni incarichi per conto di Halbarad, suo fedele amico e alleato..” spiegò Enòras, al fine di fare un po’ di luce sul proprio passato.

“Ne siamo a conoscenza…e sappiamo anche del tuo valoroso aiuto durante la battaglia di Carn Dûm contro il Falso Re Mordirith, e di come tu e la tua compagnia siate riusciti a sconfiggerlo..”

“Molti sono caduti in quel plotone di Rangers, Mordirith era molto potente, il suo sguardo riusciva a raggelare il sangue di tutti noi…abbiamo combattuto contro il terrore delle tenebre…”

“Venite ora, vi accompagno al Grande Salone da pranzo. E’ bene rifocillarvi prima di farvi incontrare il nostro Re Elrond..”

Enòras seguì l’elfa con passo sostenuto, prima di uscire dalla stanza si guardò intorno, trovando i propri vestiti e la propria spada appoggiati con gran cura e ordine in un armadio senza ante. Sospirò abbozzando un sorriso, non era decisamente abituato a certe attenzioni.

Il pranzo fu sontuoso e ben servito, tanto che Enòras si sentì completamente sazio e ritemprato dalla cucina elfica. Inoltre era la prima volta che assaggiava alcune prelibatezze elfiche di cui aveva solo sentito parlare, tipo il Lembas, il famoso pane che poteva ristorare una bocca affamata per periodi considerevoli.
Una volta terminato questo vero e proprio banchetto, il Rohirrim venne ricevuto da Re Elrond nella propria biblioteca personale, al secondo piano dell’Ultima Casa Accogliente. Entrando al suo interno si poteva notare che l’imperativo di quel luogo era uno solo: l’ordine. Non un tomo fuori posto, non uno scaffale rimasto inutilizzato, un vero e proprio Tempio della Conoscenza, pieno zeppo di tomi risalenti ad ogni Era. In questo luogo vi era la dimostrazione che gli Elfi custodivano davvero tutta la conoscenza riguardante la Terra di Mezzo.

“Vieni Avanti, Enòras di Rohan…quali notizie dal Riddermark?” chiese Elrond, palesandosi davanti al Rohirrim in lontananza. Quest’ultimo in tutta risposta fece un mezzo inchino nei confronti del Re Elfico, prima di cominciare ad interloquire con lui.

“Dalle poche notizie che mi sono giunte, la mia terra è sotto continui attacco da parte delle Truppe della Mano Bianca di Saruman. Gli avamposti ai guadi dell’Isen sono prossimi alla rottura..e Thèodred, il figlio del nostro Re è caduto durante la prima battaglia…non ho avuto altre notizie, dovrei tornare dalla mia gente, ma prima devo portare a compimento l’incarico che mi ha affidato Calenglad di Evendim..” raccontò Enòras, non riuscendo a nascondere anche un certa emozione.

“I miei fratelli mi hanno riferito che hai avuto sonni agitati in questi due giorni..sono a conoscenza del tuo incarico, ma ti devo avvertire che la faccenda si sta rivelando ancora più complicata del previsto, amico mio. Troppi oscuri segreti non conosci riguardo ad Amarthiel, Laerdan e la reliquia maledetta che porta il nome di Narchuil..”

“Devo ritrovare Laerdan…è l’unico che può aiutarmi…tutti i miei amici sono impegnati a difendere le loro terre, il nemico continua a muoversi..e noi continuiamo ad essere sempre più deboli. Vi prego..indicatemi la via per Delossad..è da lì che Laerdan disse di provenire..”

“Delossad è caduta in rovina circa a metà della Seconda Era…sebbene sia ancora di proprietà di chi tu cerchi..è rimasta sigillata da allora. Nessuno vi ha più messo piede”.

La rivelazione di Elrond gettò Enòras nel pallone più totale. Perchè Laerdan aveva mentito, anche se sono in parte? Cosa diavolo nascondeva veramente? Voleva solo depistare i suoi stessi alleati o forse questa sua specie di depistamento serviva proprio a farli arrivare alla verità che lui stesso magari si vergognava a rivelare? Elrond interpretò il silenzio confusionario di Enòras, e riprese il discorso:

“Segui la ramificazione Sud-Ovest del Bruinen dal suo guado..e seguendo il sentiero lungo le rive, arriverai ad un ingresso scavato nella roccia, lì troverai le porte di Delossad. In tal loco è di guardia un Elfo di Imladris, mostragli questa foglia elfica, e ti darà la chiave per accedere alle rovine di Delossad. Presta attenzione comunque, poichè il custode non conosce la lingua comune, dovrai subito mostrare a lui la spilla, o difenderà il loco anche privandoti della tua stessa vita, se necessario..”

L’umano prese la spilla elfica rappresentante la foglia verdognola e con un inchino si congedò da Re Elrond, il quale era già sparito tra gli scaffali della sua biblioteca. Non perse ulteriore tempo ed uscì dall’Ultima Casa Accogliente, deciso a recarsi immediatamente a Delossad. La strada non era lunga, con una buona ora di cavalcata spedita sarebbe arrivato sul luogo in men che non si dica. All’uscita, si trovò davanti ad una piacevole sorpresa, il suo cavallo, che credeva fuggito, era lì ad aspettarlo, con a fianco un elfo che si stava prendendo la briga di strigliarlo un po’.

“Guarda un po’ chi si rivede…allora non sei proprio un fifone completo se sei tornato qui..” disse il Rohirrim avvicinandosi al cavallo e dandogli una amichevole pacca sul dorso.

“Lo hanno ritrovato degli esploratori nei boschi adiacenti al Guado del Bruinen che pascolava e lo hanno ricondotto qui…sono lieto che ti faccia piacere rivederlo, mellon en amin. Ecco fatto…è tutto tuo” disse l’elfo, terminando la strigliatura.

Enòras ringraziò il giovane elfo per essersi preso cura del destriero e, dopo aver restituito gli abiti elfici, recuperato la propria arma e i propri vestiti, partì alla volta di Delossad. Non poteva assolutamente permettersi di perdere altro tempo.

Il viaggio fu breve come previsto e senza intoppi, i boschi adiacenti al Bruinen erano ben protetti dalle sentinelle elfiche di Imladris, per cui l’umano non incontrò creature ostili durante il percorso. Come detto da Re Elrond, l’elfo custode di Delossad era proprio lì, nei pressi di quell’ingresso naturale nella roccia. Enòras non notò nemmeno la sua presenza, perchè fu proprio quest’ultimo a farla notare a lui, arrivò infatti silenziosamente alle spalle del Rohirrim dopo aver atteso che questo fosse sceso da cavallo, infine gli puntò una lama corta elfica alla gola, farfugliando diverse parole in elfico che avevano tutta l’aria di essere un avvertimento ben poco amichevole.
L’umano di Rohan fece il possibile per far capire a gesti all’elfo di non essere una persona ostile e non appena ne ebbe la possibilità, indicò con l’indice della mandritta la spilla di Re Elrond al proprio petto. L’elfo con molta attenzione, cercò di aggirare l’uomo in modo da voltare le spalle di lui e vederlo in faccia, lo scrutò quindi per qualche istante e riconobbe la spilla sul petto del proprio intelocutore, abbassando infine la lama.
Enòras, molto lentamente tese la mano verso l’entrata nella roccia, per poi ritrarla, ritenderla verso l’elfo e aprendola. Il custode capì e dalla tasca estrasse una piccola chiave dall’aria molto antica.

“Prestare..attenzione…triste passato in rovine…triste alone magico troverai..”

Furono le uniche parole che riuscì a capire Enòras dall’avvertimento in lingua elfica che il custode fece al Rohirrim dopo avergli consegnato la chiave. Ad un certo punto però, l’elfo voltò di scatto il capo dietro di sè, rifoderò la lama elfica, voltò tutto il corpo e fece un paio di passi in avanti, guardandosi intorno. Lo sguardo del Custode era calmo e non lasciava trasparire alcuna emozione, lentamente prese l’arco che portava a tracolla ed prese una freccia dalla farestra. Di colpo incoccò, mirò repentinamente verso l’alto, tra le fronde di un albero situato alla destra dei due e scoccò senza indugiare. La freccia trapassò qualche foglia per poi impattare su qualcosa di non ben definito. Si udì un lamento e poi un corpo cadere giù rovinosamente nel fango del bosco. Enòras osservò le effigi nelle vesti: Angmar!
Il custode voltò il capo nuovamente, questa volta verso Enòras e gli fece cenno di entrare a Delossad, l’umano obbedì. Se quello era solo un esploratore, voleva dire che le truppe di Angmar erano nelle vicinanze, bisognava fare presto!

Il Rohirrim si inoltrò nel tunnel roccioso, sino ad arrivare ad una imponente porta in legno rinforzata con del metallo. Sebbene il legno fosse ormai marcito da non si sa quanti anni e i segni del tempo fossero evidenti, era ancora ben saldamente sigillata senza evidenti segni di forzatura. La chiave combaciò perfettamente nella serratura e finalmente le porte di Delossad furono nuovamente aperte dopo centinaia di anni.

Se il tempo era stato clemente con l’ingresso, altrettanto non si poteva dire dell’interno. Le radici degli alberi sulle colline sovrastanti avevano letteralmente invaso i soffitti dei locali, i pavimenti erano fangosi e vi erano molte infiltrazioni di acqua nei muri, un posto abbandonato da molto, troppo tempo, il racconto di Elrond fin qua combaciava. Nessuno aveva più messo piede in questo posto da centinaia di anni. La struttura della Tenuta nella roccia era semplice: vi era un corridoio centrale con due stanze per ogni lato, alla fine del primo corridoio vi era un ingresso che dava su una specie di anticamera, nel quale vi erano due ingressi laterali per altre due stanze. Sembrava essere più un rifugio, che una residenza.

Enòras iniziò ad esplorare i locali del primo corridoio, non vi erano mobili, solo qualche vecchio braciere bagnato, seggiole rotte, sporcizia varia. Una volta arrivato ad esplorare il secondo locale alla sinistra del corridoio, delle strane figure apparvero dinnanzi a lui, figure sfocate: una era un’elfa dai capelli biondi e il viso molto grazioso, l’altra era una anziana umana alta poco meno di un metro, il Rohirrim riusciva a sentire le loro voci, ma non appena cercò di toccarle la sua mano trapassò tali figure:

“Sarah..perchè mio padre non mi permette di uscire da questo luogo? Essere confinata qui mi fa male, ho bisogno di rivedere i prati di Eregion! La natura! Non ce la faccio!” si lamentava l’elfa verso l’anziana donna.

“Mia Signora Narmeleth..vostro padre vi tieni qui per il vostro bene, per liberarvi dai nefasti effetti dell’anello che vi ha donato tale Annatar. Sono sicura che Lord Laerdan non voglia affatto vedervi soffrire, ma vi tieni qui per il vostro bene…” rispondeva l’anziana donna, anche se l’espressione sul suo volto non era molto convinta. Nemmeno lei pareva credere a quanto pronunciava.

“Sto impazzendo Sarah…ti prego cerca di aiutarmi a convincere mio padre a lasciarmi uscire…questo posto mi sta soffocando!”

Le immagini sparirono così come erano venute, tanto che Enòras si guardò attorno, convinto di aver avuto una allucinazione. Non si perse comunque d’animo e continuò ad esplorare la Tenuta di Delossad. In particolare entrò nella stanza di fronte a quella che aveva appena lasciato, trovandovi dell’altra sporcizia e alcuni candelabri arrugginiti a terra, tale stanza doveva fungere da sala da pranzo, poichè si potevano chiaramente notare i resti di un imponente tavolo, un camino verso il fondo e un ritratto appeso sopra di esso, ormai consumato dall’umidità e dalle intemperie del luogo. Altre figure “eteree” apparvero davanti all’umano, vide questa volta Laerdan in compagnia di tale Sarah.

“Perchè hai portato dei libri a Narmeleth! Ti avevo espressamente raccomandato di non darle niente! Solo restando isolata e meditando guarirà dagli effetti di Narchuil!” sbraitava l’elfo contro l’anziana donna, non sembrava nemmeno più lui.

“Ma mio Signore…state trattando vostra figlia come una volgare prigioniera! Come potete farle questo!” alzò la voce anche Sarah, convinta delle proprie ragioni.

“Mia figlia non è una prigioniera, per il suo bene devo tenerla qui! Il suo animo è stato corrotto! Lei non se ne rende conto, ma è vulnerabile! Soprattutto adesso che Annatar ci ha traditi e si è rivelato per quello che è veramente!”

“Sarà come dite voi mio Signore..ma ogni giorno la vedo soffrire sempre di più…”

“So quello che faccio Sarah..ora torna alle tue faccende..”

Nuovamente le figure si dissolsero, Enòras ripensò alle parole dell’elfo custode cercando di dare un significato. No, non erano allucinazioni, ciò che aveva visto era reale, si chiedeva perchè tali visioni del passato si palesassero ora a lui e come mai risultasserò così vive e marcate in questo luogo. La curiosità stava aumentando e senza indugiare uscì dalla stanza, entrando nell’anticamera del secondo ingresso, voltò il capo a destra e a sinistra indeciso, per poi varcare la soglia della stanza alla propria destra. In questa camera vi erano i resti di un letto, un comò a specchio tutto rotto, alcuni quadri marci e dei candelabri arrugginiti. Altre figure si palesarono all’umano, questa volta c’erano Narmeleth e Laerdan:

“Padre…mi tieni qui perchè ti ho deluso? Perchè mi sono fidata di Annatar e dei suoi doni? To prego perdonami…chiedo il tuo perdono, ma fammi uscire..ti supplico padre, voglio vedere ancora i campi di Eregion!” l’elfa piangeva senza darsi pace, lo sguardo era supplichevole.

“Narmeleth, sei qui per purificarti, dimenticare Annatar e il nefasto dono che ti ha fatto..” spiegò Laerdan, accarezzando i capelli della bionda Elfa.

“Cosa ne hai fatto del mio anello?! Perchè me lo hai portato via! Lo rivoglio! Non avevi alcun diritto di portarmelo via! E’ mio, SOLO MIO E BASTA!!” sbraitò la giovane, cambiando improvvisamente atteggiamento, l’ira pareva essersi impossessata di lei ora.

“Narmeleth, non rivedrai mai più Narchuil…è confinato in un posto a te irraggiungibile…dovessero volerci dei secoli non mi importa, estirperemo la sua influenza su di te..”

L’elfa non pareva ascoltarlo, rimuginando in silenzio la sua ira, mentre dall’occhio destro di Laerdan scese una lacrima. Le figure si dissolsero.
Enòras confronto quanto aveva visto con i ricordi della nota che Laerdan aveva lasciato a lui e Calenglad, tutto sembrava combaciare ma qualcosa gli diceva che nella prossima stanza avrebbe trovato le risposte che cercava. Improvvisamente però, uscendo dalla stanza attuale gli si palesò una figura che non si aspettava di vedere: MORDIRITH! Egli sembrava provenire dalla stanza di fronte, quella che ancora l’uomo doveva visitare, la figura correva, continuava a correre verso Enòras per poi brandire lo spadone contro di lui in un fendente atto a mozzargli il capo. Il Rohirrim non riusciva a reagire paralizzato da tale visione, si coprì il volto con le braccia ormai certo della propria fine, sentì una ventata di aria gelida attraversagli tutto il corpo e poi…il silenzio.

Riaprì gli occhi, era davanti alla stanza da visitare, si guardò intorno: nessuno.
Convenne che anche Mordirith faceva parte delle visioni, ma cosa ci faceva la visione residua di Mordirith, il Falso Re di Angmar nelle rovine elfiche di Delossad? L’umano entrò senza indugi nell’ultima stanza non visitata, gli si palesarono quattro figure davanti: a destra vi era un trio composto da Mordirith e due sentinelle Angmariane, a sinistra vi era Narmeleth completamente spaventata che indietreggiava.

“No..vattene!! Come sei entrato qui?! Aiuto!! Padre!!” urlava l’elfa, completamente presa dal panico.

“Inutile resistermi, Narmeleth di Eregion…il tuo destino è quello di unirti a noi..alle forze di Angmar, all’esercito del mio Signore…il Re Stregone!” esclamava Mordirith, avvicinandosi lentamente alla fanciulla, la quale continuava ad indietreggiare, trovandosi infine spalle al muro.

“No!! Non sarò mai tua!! Non mi unirò mai a voi!!”

“Non hai più nessuno…tuo padre non è nemmeno venuto a salvarti, questo dimostra quando tiene a te! Prima ti ha portato via il tuo anello…e poi ha lasciato che venissi a prenderti. Unisciti a noi…e avrai un posto d’onore nelle mie armate!”

La giovane si contorceva, cercava in tutti i modi di resistere alle parole nefaste me allo stesso tempo pericolosamente ammalianti di Mordirith, tuttavia alla fine parve cedere alle promesse del Falso Re. I suoi puri occhi da elfa divennero rossastri e vuoti, uno spaventoso ghignò si formò sulla sua bocca. Era perduta. Mordirith continuò a parlare.

“Da questo momento tu sarai Amarthiel, Campionessa di Angmar! Tutti dovranno temerti! Il tuo nome farà tremare al tuo passaggio! La tua forza ben conosciuta!”

Le visioni scomparvero, l’espressione di stupore di Enòras invece rimase lì per un po’ di tempo. Laerdan aveva tenuto nascosto che in realtà Amarthiel non era altri che Narmeleth, sua figlia. Molte cose ora sembravano essere chiare, il suo sentirsi responsabile, il suo voler partire e mettere a posto le cose senza l’aiuto di nessuno. Doveva trovarlo! Da solo non ce l’avrebbe mai fatta, qualsiasi cosa avesse in mente di fare.

Ad un certo punto però, dallo stipite alto dell’uscita scese una grata che intrappolò Enòras all’interno della stanza. Il Rohirrim corse subito a controllare cosa diavolo stesse succedendo, cercando un qualche meccanismo stesso nella stanza al fine di rialzare l’inferriata, nulla. Una risata malefica si propagò per tutta la tenuta e dei passi si udirono, non era solo, qualcuno evidentemente lo aveva seguito.

(//ricordiamo che eventuali errori di grammatica, battitura, ortografia e quant’altro sono dovuti alla velocità di battitura dello scritto che verrà rivisto interamente)

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