Il diario ritrovato di S.H.B. (Parte VIII)

29 Craig. a.c.
Caro diario,
ogni giorno che passa sento crescere in me una strana oppressione. Ho paura ad arrivare in fondo al diario, perché sento che non manca molto. Ho una strana sensazione addosso che mi accompagna costantemente tutto il giorno, che mi fa sudare la notte e mi fa dormire in classe perché mi svuota delle energie. Ormai nello specchio vedo spesso Samantha e in questi giorni perfino il tempo pare contrario a me. Non ha smesso di piovere neppure un giorno, l’aria è pesante e il nostro giardino è a dir poco spettrale. Mimy dorme una notte sì e una anche con i miei genitori, Jin non mi molla un istante, Cloe invece mi evita quasi quanto Mimy. Non che sia una novità. Solo mi considera un’appestata. Mia mamma mi chiede se per caso non mi sia ammalata, sembra ogni giorno più preoccupata.
Ho paura che un male strano effettivamente mi abbia presa…

Non passa giorno che non vomiti. Sono dimagrito di almeno sette chili negli ultimi quattro giorni, vedo trasformarsi il mio corpo, sempre più debole, mentre la sua voce mi riempie la testa. I muri sono imbrattati di sangue. Forse è il mio. Forse è solo un’illusione. L’ennesima illusione che quella donna diabolica provoca in me per indebolire la mente. Ho capito i piani di Samantha. Ho compreso gli strani segni nascosti nei suoi libri dedicati a Morn e Morte. La sua risata di scherno mi accompagna tutte le notti, trionfante, lasciandomi ben poco riposare. Marcus, le leggende erano vere. Le supposizioni anche.
Questo mondo conteneva la magia, che ci crediate o meno. Una magia potente, una magia che ha portato a una guerra distruttiva. Una magia legata al misticismo in caso della nostra S.H.B. Ora ne temo la pronuncia del nome e credo che sarei pure in grado di leggere quella pergamena che tanto abilmente fino ad ora mi ha celato i suoi segreti. Ma se cedessi ora alla curiosità, se solo provassi, sento che sarebbe la mia fine definitiva, perché lei non attende altro che questo. Penso di aver compreso i suoi piani. Ma li ho compresi troppo tardi. Avrei dovuto fermarmi tempo fa, mesi fa. Non l’ho fatto. Non lo abbiamo fatto! E per fortuna, Marcus, voi non siete venuto qui o sareste stato in pericolo forse più di me, con la vostra curiosità quasi puerile.
Desidero solo la morte ma so che tarda ad arrivare. E forse è meglio così. Dovrei bruciare i diari. So che siete contrario, mio carissimo amico. Ma non posso permettere che un tale pericolo torni. Non tutto è perduto. Sono ancora faticosamente lucido…..

Caro diario, questa lettera non è mai stata inviata…

Carissimo Benjamin,
Ho avuto gli ennesimi contrattempi ma ho rimandato gli ultimi impegni sorti e ho già organizzato tutto per venire da voi. Sono quasi due mesi che non mi date vostre notizie e ammetto di essere preoccupato. Ci sono novità? Spero non siano brutte. Tenetemi una stanza, mi raccomando. Se tutto va bene, questa lettera mi anticiperà di tre giorni e mezzo.
M.

3 Mann. a.c.
Ed eccomi di nuovo in quelle che pian piano riconosco come le mie terre, quelle che furono la mia casa per molto tempo. Non tutto è al proprio posto ma ci tornerà.
Oggi sul mio cammino ho incontrato un cavaliere della legione oscura, protettori di questi territori, un sacerdote del culto di Morn e un insulso popolano.
Non sono pronti. Sono feccia indegna e ancora impreparata per accogliere Morte e i suoi segreti che tanto assiduamente noi stiamo studiando.

5 Mann. a.c.
Oggi non sono andata a scuola. Non sono neppure rimasta a casa.
Sto vagando dall’intera mattina per le strade del paese, quelle più nascoste. I miei occhi non vedono le vie, le case, i negozi, i passanti. Non sento il rumore dei mezzi, le voci e le chiacchiere. Il mio naso non respira gli odori del panificio qui accanto o l’aria di pioggia. I miei piedi non indossano le scarpe, non sono coperta da uno spolverino primaverile e da una gonna lunga.
No.
Sono scalza, indosso stracci e i capelli sono sporchi. Sento attraverso le sensazioni di Samantha, che le rievoca e le trasmette al mio cervello. Non so più chi sono o dove sono. Ogni odore è più vivido ma non sono i profumi circostanti e del presente ma quelli di un mondo che non c’è più.
Perché lo faccio? Perché lei mi mostra quel che fu, mi racconta, mi indica, mi suggerisce dove muovere il passo.
Senza rendermene conto sono tornata a casa. Ed è ora di pranzo, questo lo so. Ma dove lì mi aspetterei l’inizio del mio giardino, c’è solo terreno grigio, incolto e sterile, dalle erbe malate, dalla terra smossa. Il cancello è sghembo, pericolante. Non ci sono gli alberi. Ci sono le pietre. Tante pietre e statue. Noi viviamo dove un tempo ci fu un cimitero. La luce è soffusa, quasi completamente oscurata, i miei piedi ora sono avvolti dalla nebbia che mi attanaglia in una morsa gelida e mi sospinge ove i miei occhi vedrebbero la mia casa, ma dove, invece, vedo l’ingresso di un antro. Un antro di pietra grezza levigata, con strani disegni e strane scritte. E io capisco cosa c’è scritto.
È una lingua antica, troppo antica poiché dimenticata. Ammonisce chi disturba il sonno dei dormienti…

9 Mann. a.c.
Caro diario,
non ricordo cos’è successo poi, non ricordo neppure di aver scritto tutto questo. Mi hanno ritrovata confusa in giardino, senza che sapessi come ci fossi arrivata. I miei erano visibilmente preoccupati: avevano saputo che non ero andata a scuola e, non riuscendo a trovarmi, avevano pensato al peggio. Mai quanto Jin, comunque. Era terreo, quasi nel panico e se ancora non è riuscito a parlarmi – o meglio, a interrogarmi – a quattroocchi, è solo perché mi hanno raccomandato assoluto riposo.

Ho alcuni ricordi vaghi di questa giornata, come appartenenti a un sogno. Ma più cerco di trattenerli, meno mi ci riesco. E tuttavia sento dentro di me, oltre che un’infinita e incomprensibile stanchezza, anche un’inspiegabile gioia…
I miei stanno discutendo fuori da camera mia se non sia stato un errore trasferirci qui…..
Mentre discutono, ho tirato fuori altre pagine di H.

Nella serata di oggi, assieme ad Aldebaran, il Sommo Necroarca e Covlin, ci siamo introdotti nella Cripta del Perdono. Il Necroarca ci ha detto che doveva recuperare dei segreti e verificare delle sue teorie e noi eravamo gli unici nei paraggi per affiancarlo. Trovo cambiato il nostro Necroarca, sparito, tra l’altro, per un lungo periodo. Lui sostiene per una speciale formazione.
Eravamo giunti nella sala circolare che il terreno ha ceduto e siamo sprofondati. Il mio corpo ha agito d’istinto e sono atterrata con passo felpato.
Fu in quel momento che spuntarono fuori. Erano orribilmente piacevoli ma stoltamente aggressivi. Erano tre e attaccarono ognuno uno di noi.
Non so cosa fecero gli altri, sentii solo che Covlin invocò l’incanto di offensiva ed ebbe così particolari armi per sconfiggere il suo mostro. Io, invece, mi concentrai e la trasformazione piena avvenne in poco tempo: l’attacco che mi sferzò il morto fu come una carezza e anche lui parve confuso e si dissolse da sé.
Aldebaran trovò quello di cui abbisognava e uscire fu altrettanto facile.

11 Mann. a.c.
Caro diario,
È da non crederci. Jin è qui, al mio fianco, seduto sul letto che sfoglia con orrore il diario di S.H.B. Alla fine è riuscito a convincere i miei a farlo stare con me. Ci siamo guardati per quelli che sono parsi secoli e invece non furono neppure sessanta secondi.
“Dobbiamo parlare”, mi ha detto.
“E se io non volessi?”, gli ho risposto.
“Non hai facoltà di scegliere, in questo caso”, mi ha detto. “Sei ancora visibilmente debole. Ti ostini a proteggerla! Continui a darle ascolto. Ma lo sai che stai distruggendoti, lo senti dentro di te! Tu vuoi liberarti da lei, ma lei ti sta indebolendo!”
“È Hirm che ti manda?”, gli ho chiesto con sfida.
“Non solo”, ma non ha aggiunto altro.
Ha ragione: mi sento uno straccio sempre più consumato ogni giorno che passa. Non posso offrire alcuna resistenza.
“Ho preso contatti con Marcus”, mi ha confessato pochi minuti fa, alzandosi. “È ancora vivo, anche se ha una certa venerabile età. Ha detto che l’ideale sarebbe distruggere i diari ma non adesso che tu sei in questo status. Ha detto che verrà”
“Anche a Benjamin diceva sempre che veniva”, gli ho detto io, lapidaria. Gli ho mostrato quanto avevo intenzione di riportare qui e che riporto solo ora:

Sono arrivato tardi. Troppo tardi. Mio carissimo Benjamin, perdonatemi amico mio… Sono stato stolto: più volte mi avevi scritto delle tue ipotesi, dei tuoi sentori e dei tuoi timori, che andavano trovando conferme su conferme giorno dopo giorno. E io, stolto, accecato dalla volontà di conoscere, di scoprire quanto più non era riuscito mai nessun altro, non ho pensato ai rischi. Avrei dovuto essere lì con voi quando scopriste l’uso della bacinella. Avrei dovuto essere lì con voi quando mi diceste dei vostri malori. Invece, io vi promettevo di venire da voi e infine qualcosa mi tratteneva sempre. Avrei dovuto capirlo quando non mi giunse più nessuna vostra lettera sui progressi. Sono giunto troppo tardi: vi ho trovato divorato da una malattia inspiegabile, con la vostra casa in disordine… E solo a quel punto mi sono reso conto di quanto siano pericolosi i diari. Non sono riuscito ad esservi affianco. Non sono riuscito a salvarvi. Ho persino fallito nel distruggere i diari: pare che abbiano una protezione particolare che ne impedisce l’eliminazione. Ma io troverò il modo. Lascerò tutti gli studi e mi concentrerò solo sul modo per impedire a queste maledette pagine di arrecare altri danni.
So che non leggerete mai queste righe. Non oserei neppure tentare il rigor mortis che avete ricavato dai libri del culto di Morn perché è un culto malvagio. Tuttavia sento il bisogno di porre per iscritto quanto mi attanaglia. E se mai questa lettera verrà letta e compresa, spero per quel giorno di esser ancora vivo e di avere la soluzione al problema, per quanto speri anche di non dover sentire di un episodio simile o uguale al vostro, esimio collega e grandissimo amico.
Addolorato,
Marcus.

Jin mi vuole aiutare. Mi ha lasciato i diari poiché, secondo le informazioni fornitegli dal dottor Marcus, lui non può distruggerli, non ancora, e allontanandoli da me mi arrecherebbe ancor più danno. Mi ha passato la lettera e mi ha detto che posso pure tenerla. Eccotela:

Mio carissimo ragazzo.
Siete davvero i nuovi abitanti di quell’infernale dimora? Un dolore mi sta prendendo al solo pensiero della disgrazia che è appena ricaduta su tua sorella Jessy. La stessa che colpì il mio carissimo amico Benjamin, abitatore precedente di quella casa. Sei stato molto dettagliato e te ne ringrazio. Ho abbastanza difficoltà motorie ma, terminata questa lettera, vedo di venire da voi il più presto possibile: voglio evitare che avvenga quanto accadde al mio collega. Probabilmente ho trovato il modo per fermare tutto ciò, sebbene non abbia avuto l’occasione di testarlo. L’avessi avuta, tua sorella non si troverebbe in quello stato. Ora, è FONDAMENTALE non dividerla dai suoi diari portandoglieli via, poiché se è davvero nello stadio che immagino, la sua vita e la sua anima sono legate a doppio filo con quelle di S. tramite i diari di quest’ultima. Distruggere i diari senza prima aver liberato la povera ragazzina significherebbe la morte definitiva per lei.
Voglio altresì che, tuttavia, non sia persa di vista un istante: se S. prendesse il controllo totale, temo si avvererebbe ciò che si è sfiorato con il mio collega ma che non si è avverato perché lui ha ceduto fisicamente prima.
Vale a dire che bisogna evitare che si apra il varco nero.
Non voglio perdere altro tempo. I dettagli li spiegherò sul luogo. Dì, invece, alla tua sorellina, di stare tranquilla: troveremo il modo di farla uscire da quest’incubo.
Marcus.

“Scopri come finì”, mi ha detto Jin, alludendo alla storia di S. “Scopri come siamo giunti a questo punto”. Più che arrabbiato sembrava veramente triste…

13 Mann. a.c.
La vidi, dall’alto del colle. Assistetti alla prima pesante sconfitta della Cittadina di Berendor. Vidi il bianco dei muri riflettere le fiamme sempre più alte. Toghe nere, incanti, zoccoli, nitriti, il metallo che cozza, che tintinna. Le urla di invocazione e di evocazione, di terrore e di incitamento. La città era pregna di paura, di voglia di conquista e di sangue. Il Necroarca assisteva come noi, in disparte, nella sua nuova demoniaca forma. Lo dicevo io che v’era qualcosa di strano.
Tutto giungeva a volte ovattato, a volte amplificato. Il cielo riluceva degli incanti. Quanto durò? Il fumo si levava pesante e ancora le Terre Esterne marciavano.
VeDeMmO qUaNtO c’ErA sTaTo PrEdEtTo.
Sì, la scena non mi risultava nuova. Sentivo il calore bruciarmi la pelle nonostante fossi ben lontana. Eppure, io ero lì, laggiù, nel pieno dell’inferno scatenato su terre mortali e vulnerabili. Chi ci aveva predetto un evento simile? E quando?
I ricordi faticano a tornare eppure sento di sapere ciò che credo di ignorare.
La DiFeSa CaDdE vErSo SeRa. “NuOvI sEgUaCi SoNo PrOnTi PeR mOrTe”, AvEvA dEtTo PoI iL NeCrOaRcA. CeRcAtElI tRa lE gEnTi SuPeRsTiTe E tRa CoLoRo ChE nOn ApPaIoNo SoDdIsFaTtI aNcOrA. NuTrItE iL lOrO oDiO e Le LoRo PaUrE. FaTe VoStRe Le LoRo AnImE: sArAnNo L’eSeRcItO dEl NoStRo OrDiNe QuAnDo SaCrIfIcHeReMo lE lOrO iNsUlSe ViTe.

Non chiedermi, diario, come faccio a sanguinare da ferite che non ho e a sentire come se fossi arsa viva… Sento che sto per svenire dal dolore che sto s of foc a n d o , ogn i ist an t e c he p a ssa è s empre pi ù a cu t o e fa cci o per fi n o fa t ic a a scr____~~

Mi sono svegliata in ospedale un’ora fa o forse più. Ero circondata dai pallidi volti dei miei genitori e di Mimy, che ancora adesso singhiozza fuori dalla stanza e Jin, che non fa altro che camminare avanti e indietro ai piedi del mio letto. Mi ha portato lui il mio diario. Sento dolore ovunque e un po’ di bruciato nell’aria.
“Stavi come bruciando dall’interno!”, mi ha detto terreo in volto. “Mamma e papà sono entrati in panico, hanno chiamato i soccorsi. Non respiravi e sembravi prendere fuoco da un momento all’altro”. Poi si è ammutolito per ascoltare i discorsi dei medici.
“Il suo fisico di per sé è sano. Più magro del dovuto”
“Non mangia molto, ultimamente”
“Non abbiamo rilevato cancri o tumori e non conosciamo l’origine del suo male”
“Forse dovremmo farla vedere da uno specialista”.
Caro diario… Ma cosa mi sta succedendo?

17 Mann. a.c.
Caro diario,
domani tornerò a casa, finalmente. I miei fanno a turno per starmi accanto, in particolare Jin. Cloe è venuta solo un paio di volte e non si è mai fermata per un turno di notte.
“Neanche fosse moribonda”, ha detto. I medici, come i mei genitori, sono preoccupati. Dalle analisi non risulta niente, ovvio, ma c’è “un male che la sta divorando da dentro, velocemente e da tempo”. Così ha detto il dottore. Dall’ultima volta che ti scrissi non ho avuto serie occasioni di tirarti fuori e aggiornarti, perché tra medici, infermieri, genitori e psicologi non mi è stato possibile! Ho cominciato perfino a far finta di dormire pur di evitare le domande ansiose dei miei e monotone degli altri. Solo Jin ha subito capito che stavo mentendo ed è stato lui a dirmi di nascondere il mio diario, per ogni evenienza. Non mi ha portato le fotocopie del diario di S., perché ha paura di favoreggiare il meccanismo che, a quanto pare, ho attivato nel leggere il suo diario.

18 Mann. a.c.
Caro diario,
neppure qui ho un attimo per starmene da sola! I miei non mi lasciano un solo istante! Anche ora, che sono in bagno, ogni due minuti chiedono se sto bene, con apprensione.
No, che non sto bene! Ma non potete farci niente!

19 Mann. a.c.
Yri non la smette di ululare e abbaiare. Ha paura di rimanere in casa se sente il mio odore, ieri sera ha tentato di scappare.
Domani torno a scuola. Ho ricevuto chiamate dai miei compagni. Tutte chiamate ipocrite. Ho apprezzato di più quello che mi ha chiamato solo per dirmi: “Così finiscono i maledetti di quella casa! Arsi vivi! Strega!”. Come dargli torto? Mi ha solo spaventato la reazione non mia che ho a stento soppressa. Una sorta di ringhio di sfida ma anche deliziato dal complimento… Credo…

Oh, il Necroarca aveva ragione! Siamo scesi a passeggiare tra le macerie ancora fumanti. Lamenti di morenti, odore pungente, di carne bruciata… Cadaveri mutilati. Feccia tra la feccia… “Non lasciate indietro nessuno”, ha detto. “Salvate i disperati”. Poi è scoppiato in una risata che mi ha raggelato il sangue ma che era piacevole al tempo stesso. In quella frase c’era macabra ironia: salvare i disperati… Loro si aspettano aiuti, soccorsi… E invece…
Mi è capitato un ragazzo, sui quattordici. Puzzava da purosangue. Mi supplicava, piagnucolava. Ho sentito l’ombra di Aldebaran alle mie spalle.
“Se lo uccidi ti sarai tolta una soddisfazione personale. Se lo rileghi a Morte, non solo avrai soddisfazione personale, ma anche maggior potere”. E mentre quello piangeva, le mie labbra si muovevano a mormorare formule apprese che non riporterò qui.
Ho sentito il calore del mio corpo abbandonarmi e concentrarsi solo sulle mie mani e da lì fuoriuscire mentre l’invocazione arrivava al culmine. Ho sentito un’altra anima affiancarsi alla mia. Era giovane, stremata, un po’ spenta per la tragedia appena vissuta.
L’ho donata a Morte. La Vita si è spenta e ha lasciato quel corpo inerme e privo di qualsiasi linfa. Apparentemente.
Ma quando, nonostante fossi stremata e sentissi il poco calore tornare in me, ho ordinato al cadavere di muoversi e seguirmi, quello si è alzato. Si è alzato!!!

Avessi letto una pagina simile un anno fa, avrei detto che si trattasse di un racconto horror di pessimo gusto. Ma non è successo. E non è un racconto horror.

PoVeRi StOlTi, ChE cI hAnNo RiFiLaTo AgGeTtIvI pOcO cArInI, qUaNdO aVvIsAmMo ChE l’ErA dI mOrTe ErA cOmInCiAtA e ChE nEpPuRe MoRn AvReBbE eViTaTo!
PoVeRi ScIoCcHi ChE hAnNo LaScIaTo AlLe FiAmMe La CiTtÀ, sApEnDo O cReDeNdO cHe Il FuOcO aVrEbBe CoMpLeTaTo CiÒ cHe LoRo AvEvAnO cOmPiUtO. UnA vErA sTrAgE, dEgNa DeLlA sEtTa DeLlA lUnA nErA, dElLa LeGiOnE oScUrA e DeLl’InTeRa ToRrE nErA e DeLlA sTiRpE dElLa MaNo Di MoRn. Ma PoVeRi ScIoCcHi: Ci HaNnO cReDuTo CoSì CiArLaTaNi Da NoN rEnDeRsI cOnTo ChE dAlLe FiAmMe Si SaReBbErO pOtUtI sAlVaRe PaReCcHi ScHiAvI. Ed È cIò ChE, eFfEtTiVaMeNtE è SuCcEsSo. CeRtO, lOrO nOn PoSsIeDoNo Il DoNo Di MoRtE. Ma Ci HaNnO dEnIgRaTo. OrA, nOi AbBiAmO sOlO cOmInCiAtO iL nOsTrO eSeRcItO. Si AdEmPiRà lA pRoFeZiA. I mOrTi SaRaNnO l’EsErCiTo, NoN eSiStErAnNo CuLtI sE nOn QuElLo Di MoRtE.

Qualcosa, evidentemente, dev’essere andato storto. Perché del culto di Morte non ne ho mai sentito parlare, prima dei diari. Thò! Il diario sarebbe finito ma le pagine seguenti sono state scritte da Benjamin! La scrittura è davvero difficile da leggere…

Riusciranno le mie mani a reggere il pennino fino alla fine? Non lo so. Marcus, mio caro amico, giunto a questo punto possiamo darci anche del “tu”.
Questi due diari mi hanno logorato lentamente, succhiandomi le energie vitali, già scarse nella mia figura. Mi hanno fatto patire i mali più atroci solo attraverso le parole che leggevo di una storia che sempre più mi pentivo di leggere ma che non potevo più evitarne la lettura. La maledizione che lessi all’inizio era vera. Ogni singola parola qui riportata è vera. Ho visto nello specchio più volte due volti che non mi appartenevano, fino a quando da due sono divenuti uno. Davvero bruciarono la cittadella. Davvero Ella tornò in vita. Davvero iniziò la fine del mondo: davvero i cadaveri furono sotto il potere del Necroarca e dei suoi adepti. E si combatté una guerra che parve durare un’eternità. Una guerra a cui Lei partecipò ma non poté trarre racconto. E sarò io, caro Marcus, a finire quanto ella non poté riportare. Perché, come il rogo che mi ha arso per due giorni o più, anche il ricordo sulla grande battaglia l’ho vissuto sulla mia pelle, attraverso gli occhi di Lei.
Aveva ragione la mia parente a tenermi lontano dal baule, dagli specchi, dagli oggetti, dai libri in soffitta custoditi. Caro amico mio, erano sì gli unici indizi pervenutici dal passato, le uniche testimonianze. Ma erano e sono anche le testimonianze più pericolose…..
Il tempo per me scarseggia, sento il polso dolermi. Eppure ci sono tanti punti salienti, che sono fondamentali e che devo assolutamente riportare e testimoniare! Innanzi tutto, nonostante la stanchezza, ho girato il paese e il territorio circostante e ho capito. Capito Marcus! Tale casa era la Cripta del (Non) Perdono, ove i primi si calarono… Covlin, Aldebaran e la nostra mezzelfa. Dove ebbero il primo assaggio dei loro poteri, quando iniziarono a plasmare la morte, in un certo senso. Il giardino tutto attorno un tempo era un cimitero!
La piazza, centro del villaggio, era la piazza del mercato della cittadella! La città con le mura di cinta, attuale Baranor, ora espansa a dismisura, era Berendor. Le isole… Al largo del mare… Erano le Isole del Drago, sede delle guardie e prigione. E se vai più a nord da qui, c’è un luogo marcio, incolto, sterile, dove nessuno ancor oggi vuole penetrarci. Quelle, amico mio, erano le terre esterne. Le nebbiose e oscure terre esterne! Patria di reietti, ladri, tagliagole, fuggiaschi, evasi, luogo devoto a Morn, ospitante la Legione Oscura, la Setta della Luna Nera, della Mano di Morn e della nobiliare Torre.
E ora che ti ho rivelato l’arcana geografia, permettimi che le ultime forze si concentrino su cosa accadde.
Il Necroarca raggruppò i suoi adepti e i nuovi fedeli. Dalla terra vennero richiamati corpi su corpi: scheletri o veri zombi, cadaveri putrefatti, appena sepolti, da poco imbalsamati. Giovani e vecchi, donne e bambini. Privi di un’anima, privi di coscienza. Gli sguardi inesistenti, il loro avanzare ciondolante, accompagnato da un tanfo più forte di quello di cento paludi. Gorgoglii rauchi venivano emessi dalle loro gole. C’era chi portava i segni di uno sgozzamento, chi di chi aveva avuto la gola recisa, chi gli avevano mozzato la testa, chi gli animali avevano banchettato con un braccio, una mano, un polpaccio… Qualcuno dei presenti svenne, qualcun altro urlò. Altri si inginocchiarono, chiedendo perdono se fino a quel momento non fossero stati così sicuri della loro fede, altri invece elogiavano la cerchia ristretta che possedeva tale potere. Il Necroarca stava in mezzo a tutti, imponente, soddisfatto, con un ghigno malvagio. Quando della terra non rimase che sassi e tutta si fu dissodata, urlò che era finalmente giunto il momento. Diede l’ordine e ognuno di quei fantocci si mosse. E dietro tutti gli altri e i loro padroni. I demoni si levarono in alto. I pochi animali nei paraggi fuggirono terrorizzati, altri non scapparono per tempo.
E fu di nuovo il caos.
Chi serviva Morn non sapeva più se stare affianco a quell’esercito cadaverico o affiancare la nemica di sempre, la Cerchia dei Prescelti di Mori.
Caro Marcus, di questa Mori non so neanche adesso chi veramente fosse. Un’altra divinità, senza dubbio, che elogiava alla purezza.
Ad ogni modo la Luna Nera affiancò presto i Necromanti. Essendoci un’alleanza con tale Ordine, la Setta della Mano di Morn affiancò a sua volta la setta necromantica. La Legione, per accordi di difesa e credo comune, affiancò i tre ordini precedentemente citati.
La Cerchia dei Prescelti era in netto svantaggio, senza contare che di recente c’era stata la battaglia che aveva distrutto Berendor e che tra i morti che camminavano, in buona parte c’erano membri della Cerchia caduti e abitanti della stessa cittadella. Nonostante tutto, si mobilitarono i Guardiani, provenienti dalle Isole del Drago, dopo che l’eco della precedente guerra era giunta anche a loro. E accanto alla Cerchia si unì il resto della Guardia della Cittadella di Beriandor e i Guardiani di Erindor, la città confinante con la Cittadella di Berendor. Giunsero le streghe, i ranger, mercanti, abitanti tutti. Gente comune, combattente, magica, fedele a Mori o solo piena di disperazione pur di salvare l’intero territorio dall’armata nemica. Accanto ai Necromanti giunsero i vampiri di Loredain e i mannari di Catergim. Loredain, ricorderai, faceva parte della Mano di Morn. I figli della notte, i drow, furono gli ultimi a incrementare le fila Nere. Elfi, mezzelfi e fate scelsero di supportare l’armata dei Bianchi.
Caro Marcus, la scacchiera era pronta. C’era voglia di conquista, potere, riscatto, dittatura, conversione, sottomissione da una parte e disperazione, voglia di sopravvivere, voglia di morire per quanto più amavano, salvezza dall’altra. Una guerra impari, credi a me. Tutte queste emozioni le ho provate sulla mia pelle, teletrasportato appieno nei ricordi di Lei, per mano sua. Non ho potuto evitarlo.
Sento che farò fatica ad arrivare in fondo. Se ci arriverò… Ma è necessario che ci riesca, amico mio. Necessario affinché tu capisca, necessario affinché, se non io, almeno tu ponga fine al pericolo che altri rischierebbero con tutto questo materiale in circolazione, sempre ed erroneamente, considerato innocuo.
Iniziò la battaglia. I Guardiani si scontrarono con la Legione Oscura mentre dietro la Cerchia, i Necromanti e le Sette cercavano di concentrarsi e di evocare e invocare. Si mossero anche i morti, si scontrarono contro l’altro corpo di difensori. C’era così tanta confusione che non si capiva che cosa succedeva a chi. Si alzarono polveri, esplosero oggetti, forse persone, si scatenarono fiamme dal basso, crepe sul terreno, tuoni e fulmini dall’alto. Le piante vicine presero vita, animate dalle streghe, la natura fu chiamata a difendere quei luoghi tramite i rangers. Si scatenò un buio innaturale contro la luce delle fate e dei pochi angeli in lotta contro i demoni. Ruggiti che si alzavano sopra ogni altro rumore, urla, clagore, lamento o pianto. Era un groviglio indescrivibile. Sentivo la stanchezza di S. per il controllo sui suoi burattini e sulla propria barriera a difesa personale. Non era l’unica.
Presto, nonostante fossero in maggioranza di numeri, il lato oscuro degli avversari dovette cominciare a indietreggiare. Lentamente, peggio di un lungo calvario, persero metro dopo metro, portando con i loro caduti anche i morti dell’altra fazione. Non c’erano abbastanza forze per i Necromanti di tener vivi, se si può definirli così, i loro abomini richiamati dall’altro mondo. Presero a combattere con i loro stessi incanti. Ma le forze stavano venendo sempre meno. Aldebaran li ha così richiamati alla ritirata…
Marcus… Marcus, prima di continuare devo assolutamente raccontarti altri importantissimi particolari.
Quel che ora ti scrivo ti sarà chiaro se continuerai a leggere queste ultime parole. Avevo ragione: come tra poco narrerò, venne aperto un varco. Il nostro mondo, privo di prove del passato, venne diviso in due. Quel che rimane del tempo che fu, sono i diari di S.H.B., assieme ad ogni suo oggetto custodito in questa casa. Insignificante ladruncola che ha fatto dei suoi segreti un’opera demoniaca! Marcus, abbiamo fatto male, HO fatto male a continuare nella lettura, nell’averla anche solo iniziata. Questi diari, come temo che accadrà, apriranno un varco tramite la mia figura, se non cederò prima.
Hanno bisogno di potere. Tanto potere. E di forza, tanta forza vitale.
Quando Aldebaran chiamò i suoi seguaci all’estrema difesa, si trovavano nella Cripta del Perdono. I troni erano i loro scranni, ai quali avrebbero dovuto ascendere se Morte avesse trionfato. Aldebaran vi sedette, con il suo libro, pronto a morire pur di preservare la sua esistenza.
Tremendo a dirsi, ma anche quel Libro dovrà essere distrutto, perché è la matrice di tutti i guai. Il Libro Nero possiede in sé troppi segreti, uno tra i quali è l’apertura di portali.
Sento di avere sempre meno tempo e troppe sono le cose da dire.
Nella Cripta riuscirono a ripararsi soltanto in cinque, tra i quali Aldebaran. Samantha era con loro, i diari stretti a sé, tenuti nascosti fino a quel momento in una borsa a tracolla sotto le vesti.
Fuori sentivano le urla di chi cadeva in estrema difesa, di chi fuggiva, di coloro che volevano porre fine ad ogni tremendo evento che si era scatenato nell’ultimo periodo. Quando i nemici fecero irruzione, Aldebaran era seduto sul suo scranno e già recitava formule strane e incomprensibili.
Tutto divenne nero per via di uno sciame di insetti che dalle sue vesti si mossero contro i nemici. Chi era con lui si ritrasse il più lontano possibile da chi veniva attaccato. Quel diversivo gli permise di evocare un portale, un portale che avrebbe messo al sicuro i suoi seguaci e se stesso.
Ma qualcosa andò storto. La Somma dell’Ordine devoto a Mori contrastò il suo potere e fu di nuovo scontro di armi e incanti.
“Nel nome di Mori, divina Luce di queste terre, Regina del Bene, per mano della sua umile Serva!”esclamò. “Io, Somma Sacerdotessa del suo Culto esilio l’Ordine Necromantico che attenta alla Vita. Che vengano dannati per l’eternità ove nuocere non possano!”.
Le sue parole aprirono un altro varco, che contrastava a parità di forze quello aperto da Aldebaran.
E fu qui, Marcus, che avvenne! I due varchi erano troppo vicini, troppo diversi e opposti per intenti ed evoker! Si unirono creando un’enorme voragine nella Cripta. Aldebaran non si mosse e così gli altri. Solo Samantha, per istinto o paura, non saprei, lasciò che ogni sua cosa la abbandonasse: lasciò cadere le sue armi, i diari e ogni altra cosa.
Il varco si ampliò. Da fuori non potevano vedere. Fuori, i superstiti inneggiavano Mori cantando una nenia che giunse fino alla Cripta, allargando e potenziando il vortice evocato dalla Somma.
I più vicini vennero risucchiati. Non c’era via di scampo, non si poteva arrestare il processo.
Il varco, questo portale, Marcus, è l’inizio. Non ho ben capito certe cose perché Hirm venne risucchiata all’interno. Posso solo dedurre che il varco si mangiò quasi tutto il pianeta ma stranamente non i due che lo avevano evocato e qualcuno che miracolosamente si salvò. Il portale si richiuse forse per volontà propria, forse no. Posso solo provare ad immaginare: Aldebaran si fece un incanto per poter rimanere con il suo libro, ogni cosa andò distrutta tranne la Cripta e il Cimitero. La Somma diede l’ordine di cancellare qualsiasi cosa riconducesse al passato e vietò a chiunque di entrare in questi luoghi e per molto, moltissimo tempo il suo ordine si è preoccupato di custodire il luogo, per ogni eventuale caso. Tuttavia la magia nera di cui è pregna la casa, non aiutò il suo intento: chi non era abbastanza forte si logorava, impazziva, si ammalava anzi tempo, moriva troppo presto.
La scelta di cancellare il passato fu per poter ricominciare sotto il nome di Mori e non dare occasione al culto di Morte di rinascere.
Niente andò come previsto. Presto la casa divenne protagonista di leggende per via dell’influenza su chi la custodiva. Gli stessi custodi smisero di tramandarsi il motivo per cui lo facevano e si perse così quel che rimaneva della storia. Il popolo, poi, cambiò fede e credenze.
Si ritrovò ad essere un popolo senza traccia di come fosse arrivato a quel punto senza sapere nulla sulla propria storia.
Marcus, sento come un fuoco logorarmi dentro, un fuoco nero. Temo che non avrò modo di terminare….. Ma tenterò.
Distruggi tutto e assicurati che sia veramente tutto elimi…….

20 Mann. a.c.
Oggi, caro diario, è arrivato il dottor Marcus. Sì, proprio quello! Dovevi vedere la faccia di mia mamma quando ha aperto la porta e si è trovata una mummia in carrozzella con due bestioni a seguito. Non l’ha degnata di uno sguardo e ha chiesto subito di Jin che, in meno di un battito di ciglia, era di fronte a lui. Io avevo assistito dal salone.
Marcus è venuto verso di me e mi ha chiesto come mi sono sentita negli ultimi giorni, quanto era durato il mio ultimo vuoto di memoria e di mostrargli i diari di S.H.B. Si è anche raccomandato che non venga pronunciato il suo nome. Mamma non sapeva se essere accigliata e arrabbiata, irritata, preoccupata o svenire e basta.
Mi è nata spontanea la domanda per il dottore: “Come mai non ha distrutto i diari come gli aveva esplicitamente chiesto il professor Erez?”, gli chiesi.
“Perché non li trovai. La mia ipotesi è che qualcuno quel giorno si impossessò del mio povero collega, con l’intento di attualizzare i suoi piani” (ovvero di aprire nuovamente il varco) “ma deve aver trovato più ostacoli e quindi ha preferito mettere al sicuro le prove e l’unico mezzo per il portale”. Ecco qui. E credo anche di sapere chi fu a prendere il controllo del prof.

21 Mann. a.c.
Li ho sentiti discutere, i miei e il signor Marcus, fino a notte fonda. Mimy è andata a dormire con Cloe, che della faccenda non vuol saperne nulla. Jin è rimasto a origliare, come me, d’altra parte. I miei temono che possa accadermi qualcosa. Marcus ha più paura per le persone che mi circondano. Gli hanno chiesto come intende muoversi. Ha detto che l’ideale sarebbe bruciare i diari ma ha paura che Lei sia già dentro di me e quindi le possibilità sono due:
O, se si bruciano i diari, non verrebbe eliminata la parte di Lei che è dentro di me;
O morirei anch’io, arsa come se il fuoco lo avessero appiccato a me, oltre che ai diari.
Durante tutta la cena non ha smesso un solo istante di osservarmi, di chiedermi di tanto in tanto se stavo bene o avevo qualche sentore strano.
Gli ho confessato che c’è stato, effettivamente, un attimo durante il quale ho provato una punta di panico e di odio immotivato. Lui è diventato pensieroso e mi ha detto solo di non dimenticare me stessa. Mai.

Caro diario, è notte fonda. Hanno smesso di parlare ma non saprei dire quando. Mi sono svegliata tutta sudata, il pigiama appiccicato. Sono andata in bagno e penso di aver vomitato l’anima. Non mi reggevo in piedi, faccio anche fatica a scrivere: ho freddo, mi trema tutto il corpo e ho continui brividi. Ho cercato tra gli appunti del prof sintomi simili ma non ho scoperto nulla. Non ha descritto di come stava…
Ho paura che il momento si stia avvicinando…. Prima, in bagno, per quanto abbia cercato di evitare il suo riflesso, l’ho vista, nello specchio.
La pelle chiarissima, cadaverica, con quel lato marcito dai vermi, gli occhi di un blu acceso, ma con dentro l’abisso. Quei capelli biondo cenere, mossi, dalla parvenza del bagnato costante… E quel ghigno, quel ghigno malvagio… Sembrava ridere, schernirmi… Ha alitato e ha scritto:
“Sei già mia”.
Forse me lo sono sognato, perché poi ho vomitato ancora e quando ho alzato la testa, non c’era già più.
Ho paura, una tremenda paura…

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