Narchuil (by Lord Jerec) – Parte III

Capitolo 3 – Narmeleth

Enòras aprì nuovamente il portone dell’edificio adibito a magazzino, ma percorse il corridoio opposto alle prigioni, in direzione degli alloggi assegnati a Laerdan.
Il Rohirrim era totalmente immerso nei propri pensieri, molte cose a lui non tornavano, chi era davvero Laerdan? Cosa nascondeva? Modrambor aveva ragione o il suo era un tentativo per creare il sospetto all’interno della nostra fazione?
L’uomo giunse agli alloggi dell’Elfo, bussò per poi entrare senza attendere risposta dall’interno, trovando Laerdan in piedi davanti a lui con le braccia conserte ad attenderlo. La stanza non era il massimo della comodità: un tavolo al centro, un armadio mezzo scassato sul lato sinistro, una branda al lato destro posizionata a ridosso del muro, sporcizia velata qua e là. Non proprio un posto da elfi a dirla tutta.

“Ti stavo aspettando Enòras, sapevo che Calenglad o il tuo cuore ti avrebbero condotti al mio cospetto..” esordì l’elfo.

“Modrambor sostiene che tu nascondi più di quanto dai a vedere. Non sono solito ascoltare le parole di un servitore di Mordor nonchè alleato di Angmar, ma se c’è qualcosa non ci hai detto, amico mio, la dobbiamo sapere ora. Non ci devono essere segreti in questa guerra o il Nemico ci annienterà e la Terza Era verrà ricordata come l’Era dello sterminio della Gente Libera, l’Era del dominio di Sauron!” rispose il Rohirrim, visibilmente preoccupato.

“So cosa cerca realmente Amarthiel e i suoi piani, so a cosa mira!” esclamò l’elfo, con tono sgrave. Quasi come se l’argomento lo toccasse direttamente, Enòras però parve non accorgersene.

“Allora condividi con me ciò che sai, amico mio, per il bene di chi ancora ha speranza..”

Laerdan si fece scuro in volto per poi estrarre da una tasca interna della propria giubba una pergamena arrotolata. L’elfo fissò l’umano con qualche istante e una lacrima rigò il proprio volto non appena la pergamena fu consegnata nelle mani di Enòras. L’umano non capì subito cosa volesse dire quella lacrima, pensò di primo impatto alle varie dicerie che correvano tra gli umani sui modi di fare dei cosiddetti “orecchie a punta”, era noto della loro sensibilità verso i cambiamenti radicali e bruschi della terra ove loro per primi avevano messi piede, ere orsono. Il Rohirrim quindi attribuì questo alle dicerie, completamente ingnaro su cosa davvero era celato in quella piccola, apparentemente insignificante, lacrima.

Enòras srolotolò il documento, privo di sigillo e ne lesse il seguente contenuto:

Io, Laerdan di Delossad, metto a disposizione questo documento per la Gente Libera, affinchè possano tutti conoscere la minaccia che incombe su tutti noi. Come ben sapete, il Nemico si sta ogni giorno rinforzando nella propria fortezza a Mordor, ma non vanno tralasciati i suoi alleati pericolosi non come lui ma che potrebbero portare molto male alla Terra di Mezzo. Dopo la sconfitta di Mordirith, il Falso Re di Angmar, un servo se così vogliamo definirlo, del Re Stregone stesso, un’altro nemico più temibile sta portando morte e si fa chiamare Amarthiel.
Lady Amarthiel vuole prendere il posto di Mordirith, e per farlo ha bisogno di una antica reliquia che un tempo apparteneva proprio a lei, ha bisogno di Narchuil, un anello dotato da poteri nefasti dalla potenza assai minore dell’Anello del Potere, ma è uno dei suoi diretti sottoposti ed ugualmente pericoloso.
Narchuil nacque nella Seconda Era, forgiato nelle stesse fucine di Eregion ove Annatar, forgiò i tre anelli che donò poi ai miei fratelli Elfi, ma non fu forgiato per caso, fu forgiato per mia figlia, Narmeleth. Ma l’anello, come tutti gli anelli donati da Annatar agli Elfi, nascondeva un celato potere oscuro diverso dagli altri anelli, Narchuil era stato forgiato per condurre alla malvagità il portatore senza comunque assoggettarne la mente.
E fu così, che Annatar un giorno si avvicinò a mia figlia, Narmeleth e le donò Narchuil con una miriade di promesse assurde legate ad esso. Inutile dire che l’anello a poco a poco iniziò a divorare l’animo di mia figlia, la quale era sempre stata un’elfa pura e di nobili principi, legata al proprio retaggio e alle nostre tradizioni. Decisi quindi di sottrarglielo e rinchiuderla nella nostra residenza estiva, Delossad, un luogo solitario e tranquillo situato vicino al fiume Bruinen, fino a quando non avesse completamente riacquistato la ragione e avesse smaltito gli effetti nefasti di Narchuil.

Il fato dell’anello fu mia responsabilità, lo spezzai in due parti e le confinai in due locazioni diverse di Eriador, in modo che non venisse più ritrovato e riforgiato.

Ora Amarthiel è a conoscenza di Narchuil e vuole ritrovarlo così che possa donarle la forza di divenire l’erede di Mordirith e divenire a tutti gli effetti una serva del Re Stregone di Angmar.

Enòras lesse con attenzione il documento, parola per parola, senza perdersi una sola riga. Una espressione pensierosa ma stranamente non grave si formò sul proprio volto, ma molti dubbi ancora rimanevano. Laerdan pareva conoscere Amarthiel fin troppo bene di quello che effettivamente voleva dare a vedere, tuttavia gli venne un altro dubbio. Perchè se Amarthiel effettivamente cercava Narchuil, era andata ad Annùminas? Una roccaforte che fu di costruzione umana che nulla aveva a che vedere con le tradizioni elfiche e la loro storia? Cosa cercava Amarthiel nell’antica città dei Re? Annùminas aveva forse ospitato un tempo qualche artefatto magico in grado di aiutare Amarthiel nella sua temibile ricerca? Probabilmente Calenglad avrebbe potuto rispondere a questi quesiti, ed era proprio lì che Enòras ora era diretto al fine di ottenere altre risposte, ma quando il Rohirrim cercò di lasciare il loco, Laerdan lo trattenne ancora.

“Aspetta amico mio…prima che vai ho un’altra notizia da parte di Golodir, colui che comanda l’avamposto di Gath Forthnir, unica resistenza nei territori di Angmar contro il dominio del Re Stregone”

“Ti ascolto..conosco Golodir..feci parte dell’offensiva da lui guidata contro Mordirith..” replicò Enòras, interessato.

“Prima di lasciare Angmar, Amarthiel si è addentrata a Barad Gúlaran, una antica torre del Re Stregone vicino a Carn Dûm e nelle sue rovine vi trovò un Palantir. Ma non avendo abbastanza poteri per poterlo utilizzare, decise di metterlo da parte, andando alla ricerca di un loco che contenesse la conoscenza per poterne svelare i segreti.” rivelò l’Elfo, sempre più cupo.

“Un Palantir…non ne so molto di queste diavolerie da Stregone, ma hai la mia gratitudine amico mio, riferirò tutto a Calenglad e discuteremo sulla cosa in modo da decidere una strategia difensiva”

“Naamarie, Enòras. Possa la tua gente trovare pace un giorno” lo salutò Laerdan, per poi sedersi sulla branda della stanza, prendendosi il capo con le mani. Enòras non si trattenne oltre ed uscì, salutando l’elfo con un cenno del capo. A passo spedito ora l’umano percorreva il corridoio che lo separava dall’uscita dell’edificio. Calenglad gli doveva delle risposte, la presenza di Amarthiel ad Annùminas non era dettata dal caso, ma dalla ricerca di qualcosa, ma che cosa di preciso? Era quello che doveva scoprire.

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