Il diario ritrovato di S.H.B. (Parte X – Finale)

E così eccoci giunti alla fine. Jessy non ce l’ha fatta, nonostante l’arrivo dei soccorsi. Hanno provato a rianimarla ma era ormai definitivamente morta. Mamma è di là che consola Mimy ma è in lacrime anche lei. Papà non parla, persino Cloe sembra sconvolta. Credo si senta in colpa.
Il dottor Marcus non vuole unirsi al nostro dolore ma anche lui lo vedo provato. In un certo senso per lui è come aver fallito due volte, anche se questa non porterà a un pericolo nuovo tra chissà quanti anni: e come Benjamin, anche Jessy è morta.
La notizia, com’era inevitabile, si è sparsa. Stanno venendo da tutto il paese a dare l’ultimo saluto a mia sorella. I suoi compagni di classe si sono proposti di portare a spalle la bara.
Io? Io non riesco a smettere di piangere, non vedo le parole che scrivo, probabilmente sto anche andando storto, non importa…
Jessy non c’è più. Più me lo ripeto e meno mi pare possibile……
Rievoco tutti i nostri momenti insieme… Quelle volte al mare, che io le mettevo il ghiaccio nel costume o lei che mi nascondeva gli oggetti… O quando le mettevo i ragni finti sotto il cuscino… Tutte le volte che abbiamo litigato, tutte le volte che abbiamo giocato assieme a Mimy, o portato il cane a passeggio… Mi rendo conto di non essere mai stato a sufficienza con lei, di aver perso occasioni che non torneranno mai più.
E poi…
Poi siamo venuti in questa casa e lei ha cominciato a star male, poco per volta, senza che noi ce ne accorgessimo o capissimo… E quando io ho capito, era ormai troppo tardi.
Non dimenticherò mai, MAI, la sua espressione sul volto; le lacrime della consapevolezza che non c’era più nulla da fare, che toccava a lei sacrificarsi per salvare tutti noi.
La sua ultima carezza, quella carezza così dolce e quel sussurro morente: “Scusami Jin. Stai vicino a Mimy”.
Vedere la sua mano in quella di Hirm, che moriva, moriva per portare via con sé la sua parte più crudele e cinica, per non rischiare che accadesse di nuovo quel che è successo a Jessy e prima di lei al professor Benjamin.
Più ci penso e più mi pare di essere morto anch’io. Dovrò bruciare il diario di Jessy. Mi ha supplicato di farlo, assieme ai diari di Hirm. Non potrei negare l’ultimo desiderio di una morente, poi morta. Ma sono le memorie di Jessy, porca miseria! La sua vita scritta! Bruciarli significa perdere del tutto mia sorella. Anche se immagino che il contenuto da lei scritto sia un supplizio, è comunque bruciare anche lei. Ucciderla una seconda volta… E io… Io non me la sento…

C’è stato il funerale. Non è volata una mosca, tutta la natura si è unita alla nostra sofferenza. Nessuno ha detto nulla… E come l’intero villaggio ha assistito in silenzio, in silenzio se n’è andato, lasciandoci soli con il nostro dolore. Marcus non ha salutato, l’ho visto andare via, provato e stanco.
E a me tocca un compito…

Alla fine da solo non ce l’avrei fatta. E infatti non l’ho fatto solo io. Ero lì, i diari in mano, tutti i segni scritti a terra, le fiamme accese, pronte ad essere usate secondo le istruzioni lasciate. Sono crollato a terra e le lacrime, la mia disperazione sono uscite senza controllo. Mi sono sentito debole e impotente. Poi… Poi ho sentito due mani sulle spalle. Ho alzato il capo e ho visto Cloe. E Mimy. Mimy piangeva, Cloe aveva gli occhi gonfi.
“Glielo dobbiamo”, mi ha detto con voce a stento controllata.
Si è inginocchiata accanto a me e ha preso una fiaccola. Mimy ne ha presa una seconda.
Quindi io ho messo i diari al centro del pentacolo. E insieme abbiamo condotto le torce su di essi.
Fiammata nera e viola, blu e bianca, niente fumo. Solo dopo che tutto si fu bruciato sotto il nostro sguardo vigile e triste, si è disperso un fumo rosso.
La fine di Morn, la fine di Morte e di chissà chi altri. La scomparsa definitiva del nostro passato di cui non avevamo tracce già da prima e di cui sarebbe stato meglio non averle trovate proprio.

La fine di Samantha Hirm Blade e di mia sorella Jessy.

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