Narchuil (by Lord Jerec) – Parte I

Premessa
Questo breve dattiloscritto narra una delle vicende che compongono la storia tratta dal Primo Volume delle Epic Quest del mondo di Lord of The Rings Online. Avendola trovata abbastanza originale ho deciso di trascriverla in italiano, rimaneggiando anche un po’ la storia. I nomi dei personaggi e la storia in sé ovviamente sono dei rispettivi creatori, di mio c’è solo il rimaneggiamento e i dialoghi completamente re-inventati.
La storia in sé si colloca nel periodo in cui la Compagnia dell’Anello viene formata a Gran Burrone, il tutto si svolge pochi giorni prima della partenza della Compagnia stessa.
Il protagonista di questa storia (Enòras) è inventato, poiché nel mondo di LOTRO ogni giocatore sarebbe il protagonista, mettere il nome del mio personaggio mi sembrava azzardato quindi ho deciso di inventarne uno completamente nuovo.
Non sarà un lavoro lungo, pochi capitoli brevi ma concisi e ben succosi di fatti.

Narchuil

Capitolo 1 – La minaccia incombe ad Evendim

Quella mattina Enòras era stato svegliato in malo modo. L’accampamento situato nei pressi della spiaggia di Tinnundìr era in fermento, cosa mai stava accadendo? Al momento nessuno sembrava saperlo. La zona era presidiata da un manipolo di Ranger mandati direttamente dall’avamposto di Esteldin, situato nelle Colline Settentrionali. A capo di questo manipolo di uomini vi era Calenglad, un uomo che si avviava alla mezza età, di origine Dúnedain. Col passare del tempo si erano uniti molti altri Dúnedain al manipolo inizialmente mandato dai Ranger di Esteldin e fu così che Calenglad poté finalmente istituire un vero e proprio campo base per tenere sotto controllo, per quello che era possibile, tutta la regione del Lago Evendim.
Finalmente fu svelato il motivo della adunata generale ed Enòras fu chiamato direttamente al cospetto di Calenglad:

“Buon giorno, amico mio. Mi spiace di aver interrotto bruscamente il tuo riposo, ma inquietanti notizie sono giunte alle mie orecchie direttamente dalla bocca dei miei esploratori” esordì il Dúnedain con tono grave.

“Cosa turba i tuoi pensieri, Calenglad?” chiese Enòras, percependo solo in parte la gravità della situazione.

“Angmar ha mosso le proprie truppe e nonostante tu abbia sconfitto il Falso Re, ora due nuovi campioni portano il comando delle armate. Campioni che rivendicano i nomi di Amarthiel e Modrambor. Sono arrivati ad Annúminas, che come tu sai ormai è in rovina da parecchi secoli e la hanno invasa, i miei uomini stanno cercando di respingerli, ma la città è spaccata letteralmente in due fronti. Non potremo resistere a lungo finchè non scopriremo esattamente cosa c’è dietro.”

“Quando hanno iniziato l’occupazione della città?”

“I rapporti sono arrivati questa notte, pochi giorni fa le armate hanno varcato la soglia dei Campi di Fornost per poi proseguire verso le rovine dei cancelli di Evendim, hanno poi preso la strada verso Barandalf e una volta raggiunta Annúminas ne hanno iniziato l’invasione.”

Enòras stette in silenzio per qualche istante, pensieroso. Attorno i due si era formato una specie di semicerchio di persone tutte ad ascoltare il dialogo dei due uomini, non una mosca volava, l’unico sottofondo che si poteva udire erano le piccole onde del lago che si infrangevano con delicatezza sul bagnasciuga della spiaggia. Ad un certo punto arrivò una sentinella che si fece largo tra la folla, utilizzando modi abbastanza bruschi, era chiaro che andava particolarmente di fretta e una volta raggiunto Calenglad gli sussurrò qualcosa ad un orecchio. Il Dúnedain strabuzzò gli occhi:

“Un elfo è giunto al nostro Campo? Si si..fallo passare…” chiaro fu l’ordine e non appena venne pronunciato, una figura si fece delicatamente largo tra la folla, unendosi a Calenglad ad Enòras. L’elfo aveva capelli lunghi fino alle spalle di color castano scuro, gli occhi di un azzurro limpido e il viso leggermente pallido. I vestiti erano di nobile fattura e a tracolla vi era un arco ben lavorato con relativa faretra.

“Mae govannen, il mio nome è Laerdan e vengo in vostro aiuto per fronteggiare la minaccia di Angmar. Tuttavia mi vedo costretto a dissentire dal tuo punto di vista, amico mio. Conosco Amarthiel e il pericolo che ella rappresenta, faresti bene a richiamare tutti i vostri uomini adesso. Non vedo speranze per Annúminas.” così si presentò l’elfo appena giunto al cospetto di Calenglad.

“Cosa? Vorreste lasciare Annúminas in mano al nemico?! Perdonatemi Laerdan, siete il benvenuto nel mio campo ma le vostre richieste sono folli! Non lascerò mai la città nelle mani di Angmar! Avete idea di cosa comporterà una mossa simile?” il tono del Dúnedain si era alzato all’improvviso. Enòras cercò di calmare l’uomo mettendogli una mano sulla spalla ma questo sembrava non voler sentire ragioni.

“Calenglad! Così metti in grave pericolo la vita dei tuoi uomini! Non resisterete nelle rovine di Annúminas in eterno!” rispose l’elfo, non volendo demordere dalla sua teoria. Il silenzio intanto regnava attorno al trio che ora si stava confrontando in modo particolarmente animato.

“Se lasciassimo Annúminas al nemico, la città verrebbe completamente invasa e diventerebbe il principale avamposto nella regione di Evendim di truppe Angmariane! È questo che volete? Quante terre vogliamo ancora concedere al nemico?! Nelle Colline Settentrionali, le rovine di Fornost sono state completamente conquistate dagli Orchi e un altro avamposto sempre nella stessa regione è stato formato vicino al villaggio di Trestlebridge! Il quale è sotto assedio quasi ogni settimana, e sta resistendo per miracolo! Per non parlare delle Terre Selvagge, ove alcuni goblin della Mano Bianca di Saruman hanno conquistato le rovine di Minas Eriol e altri pattugliano le rovine di Amon Sûl! Capite che se lasciamo Annúminas in mano al nemico, non potremo aiutare i nostri alleati mandando rinforzi? Lasceremmo solo ai nostri avversari un grosso avamposto per potersi riorganizzare in futuro al fine di schiacciarci..”. Il Dúnedain fece una pausa, per cercare probabilmente di sbollire l’enfasi con la quale aveva argomentato il tutto, poi il suo sguardo andò a cercare quello di Enòras: “Enòras, tu cosa ne pensi?”

“Penso che dovremmo saperne di più sia su Amarthiel sia su Modrambor” rispose l’umano dopo un lungo attimo di riflessione. Laerdan intanto si era allontanato dal gruppo, probabilmente rinunciando a convincere ulteriormente Calenglad delle proprie ragioni. Il Dúnedain scosse il capo verso l’elfo, per poi tornare su Enòras.

“Da quello che ne sappiamo solo Amarthiel al momento sta comandando le truppe per l’invasione, Modrambor è poco fuori il primo ingresso della città con una misera scorta a cercare reliquie nelle antiche tombe dei Re. Potremmo sfruttare il fattore immediatezza e sorpresa per catturarlo, non si aspetteranno un simile attacco proprio adesso.”

Laerdan si intromise nuovamente, tornando tra i due con grande foga: “Calenglad, fai attenzione. Modrambor è uno stregone di Mordor, ho seri dubbi che sia uscito casualmente con una scorta così misera!”

“Laerdan, il vostro monito è ben fondato ma converrete con me che se catturassimo ora Mondrambor avremo più possibilità di fronteggiare Amarthiel senza troppi problemi!”

“Se ciò vi dà speranza, amico mio. Non sarò io ad ostacolarvi..”

Al seguito delle ultime parole dell’elfo, Calenglad sciolse l’adunata e prese un manipolo di uomini in disparte. Enòras fu congedato momentaneamente e restò da solo nei suoi pensieri. Già, ne aveva passate di tutti i colori i giorni scorsi. Conosceva bene Angmar, ne era appena tornato vittorioso in una battaglia che aveva appena segnato un punto a favore davvero cruciale per i combattenti della Gente Libera. Il Falso Re, Mordirith era stato sconfitto nel cuore della fortezza di Carn Dûm, la capitale di Angmar grazie ad una spedizione organizzata da Golodir, gran condottiero dei Ranger. A questa stessa spedizione, Enòras aveva preso parte. Il male puro si annidava in quella fortezza e l’uomo ne era stato testimone, numerosi furono i caduti e ancora più sanguinosa si era rivelata la battaglia finale contro Mordirith, ma alla fine il Falso Re era stato sconfitto.
Sembrava però che nonostante questo duro colpo alle forze di Angmar, queste si stavano comunque riorganizzando, sterminate e interminabili sembravano essere le risorse del Nemico. Enòras era lì, ad osservare il lago Evendim, i capelli lunghi corvini gli scendevano poco sotto le spalle, gli occhi di colore verdastro sembravano spenti dopo aver visto così tanto male e così tanta malvagità combattuta e da combattere, la barbetta era incolta ma gli dava un’aria di persona vissuta che sapeva il fatto proprio. Egli inoltre vestiva di abiti semplici, un corpetto in cuoio, pantaloni, stivali, un mantello per ripararsi dal freddo, un cinturone dal quale pendeva la propria spada lunga. Aveva lasciato Rohan, sua terra natia, prima dell’inizio di questa guerra per andare a trovare dei conoscenti a Brea e mai si sarebbe aspettato di vivere così tante avventure e di aver un ruolo davvero importante per la svolta di questo conflitto. Cosa sarebbe accaduto ora? Il fato lo avrebbe deciso.

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